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domenica 23 aprile 2017

Festa della Divina Misericordia


Le Promesse di Gesù

Gesù ha deciso di farci dei grandissimi doni, essendo Egli Re della Misericordia ancor prima che Giudice infinitamente giusto, poiché "l'umanità non troverà la pace finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia". Ecco qui le Sue promesse:

"L'Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte.

Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria. I raggi del Mio Cuore significano Sangue ed Acqua, e riparano le Anime dall'ira del Padre Mio. Beato chi vive alla loro ombra, poiché non lo raggiungerà la mano della Giustizia Divina.

Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla Mia Misericordia, per tutta la loro vita; nell'ora della loro morte, non sarò per loro Giudice ma Salvatore.". La preghiera di venerazione che Gesù ha dettato è la seguente:
O ACQUA E SANGUE CHE SCATURISCI DAL CUORE DI GESU' COME SORGENTE DI MISERICORDIA PER NOI IO CONFIDO IN TE.
"Io do all'umanità un vaso col quale potrà andare ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia: questo vaso è l'immagine con questa iscrizione: "Gesù, io confido in Te!".

Questa immagine deve continuamente ricordare alla povera umanità l'infinita Misericordia di Dio. Chiunque avrà esposta ed onorata, nella sua casa, la Mia Divina Effigie sarà preservato dal castigo.

VEDI NOTA
Come gli antichi Ebrei che avevano segnato le loro case con la croce fatta col sangue dell'agnello pasquale furono risparmiati dall'Angelo Sterminatore, così sarà in quei tristi momenti per coloro che mi avranno onorato esponendo la mia immagine."

"Quanto più grande è la miseria degli uomini, tanto maggior diritto hanno alla Mia Misericordia, perché desidero salvarli tutti. Scrivi che prima di venire come Giudice, spalancherò tutta la grande porta della Mia Misericordia. Chi non vuol passare da questa porta, dovrà passare per quella della Mia Giustizia.
La sorgente della Mia Misericordia è stata aperta dal colpo di lancia sulla Croce, per tutte le Anime. Non ne ho esclusa nessuna. L'umanità non troverà né tranquillità né pace finché non si rivolgerà alla Mia Misericordia. Dì all'umanità sofferente che si rifugi nel Mio Cuore Misericordioso, ed Io la ricolmerò di pace."

"Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia! L'Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa." (http://www.festadelladivinamisericordia.com/)

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(* ) Santa Maria Faustina Kowalska, al secolo Helena Kowalska (Głogowiec, 25 agosto 1905 – Cracovia, 5 ottobre 1938), è stata una religiosa polacca, appartenente alla congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, propagatrice della devozione a Gesù misericordioso; nel 2000 è stata canonizzata da papa Giovanni Paolo II. Viene venerata in tutto il mondo come l'Apostola della Divina Misericordia. 
Visita il sito web

lunedì 25 gennaio 2016

Conversione di San Paolo Apostolo


Benedetto XVI: San Paolo aiuta a capire il vero significato della conversione

L'esperienza di San Paolo può essere un "modello di ogni autentica conversione cristiana".
Grazie alla conversione paolina, ha spiegato il Papa Emerito, "possiamo comprendere il vero significato della conversione evangelica - metànoia".
Nel caso di Paolo, ha riconosciuto, alcuni preferiscono in realtà "non usare il termine conversione, perché - dicono - egli era già credente, anzi ebreo fervente, e perciò non passò dalla non-fede alla fede, dagli idoli a Dio, né dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo".



Il Francobollo dello SMOM - 1984 ritrae "La Conversione di San Paolo" (o Conversione di Saulo) è un dipinto a olio su tela di 230 x 175 cm, realizzato nel 1601 dal pittore italiano Caravaggio. È conservato nella Cappella Cerasi della Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. La scena ritrae il momento topico della conversione di Paolo (descritto in Atti 26,12-18): quello in cui a Saulo, sulla via di Damasco, appare Gesù Cristo in una luce accecante che gli ordina di desistere dal perseguitarlo e di diventare suo ministro e testimone. Sono presenti nella scena un vecchio e un cavallo, il quale, grazie all'intervento divino, alza lo zoccolo per non calpestare Paolo.

 "Quella di Paolo maturò nell'incontro col Cristo risorto; fu questo incontro a cambiargli radicalmente l'esistenza. Sulla via di Damasco accadde per lui quello che Gesù chiede nel Vangelo di oggi: Saulo si è convertito perché, grazie alla luce divina, 'ha creduto nel Vangelo'".

"La sua e la nostra conversione", consiste "nel credere in Gesù morto e risorto e nell'aprirsi all'illuminazione della sua grazia divina".

In quel momento, infatti, "Saulo comprese che la sua salvezza non dipendeva dalle opere buone compiute secondo la legge, ma dal fatto che Gesù era morto anche per lui - il persecutore - ed era, ed è, risorto".

"Questa verità, che grazie al Battesimo illumina l'esistenza di ogni cristiano, ribalta completamente il nostro modo di vivere", ha dichiarato.

Convertirsi, dunque, significa "credere che Gesù ha dato se stesso per me, morendo sulla croce e, risorto, vive con me e in me".

Affidandoci "alla potenza del suo perdono", ha osservato Benedetto XVI, possiamo dunque "uscire dalle sabbie mobili dell'orgoglio e del peccato, della menzogna e della tristezza, dell'egoismo e di ogni falsa sicurezza, per conoscere e vivere la ricchezza del suo amore".

Il Papa ha riconosciuto che l'invito alla conversione risuonava in modo particolare nella domenica in cui si concludeva la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani.

"Noi cristiani non abbiamo ancora conseguito la mèta della piena unità, ma se ci lasciamo continuamente convertire dal Signore Gesù, vi giungeremo sicuramente", ha constatato.

(Papa Emerito Benedetto XVI il 14 febbraio 2009)










mercoledì 25 marzo 2015

Annunciazione del Signore


IRLANDA 1991
Annunciazione
Festa del Signore
25 Marzo

. . . l'Annunciazione inaugura l'evento in cui il figlio di Dio si fa carne per consumare il suo sacrificio redentivo in obbedienza al Padre e per essere il primo dei risorti. 
La Chiesa, come Maria, si associa all'obbedienza del Cristo, vivendo sacramentalmente nella fede il significato pasquale della annunciazione. 
Maria è la figlia di Sion che, a coronamento della lunga attesa, accoglie con il suo 'Fiat' e concepisce per opera dello Spirito santo il Salvatore. 
In lei Vergine e Madre il popolo della promessa diventa il nuovo Israele, Chiesa di Cristo. 
I nove mesi tra la concezione e la nascita del Salvatore spiegano la data odierna rispetto alla solennità del 25 dicembre. 
Calcoli eruditi e considerazioni mistiche fissavano ugualmente al 25 marzo l'evento della prima creazione e della rinnovazione del mondo nella Pasqua. (Mess. Rom.)


 
IRLANDA 2010                                                 ITALIA 1996 


L’Annunciazione del Signore è una delle principali feste mariane che la Chiesa ha inserito nel calendario Liturgico. L'episodio è descritto nel Vangelo di Luca (1, 26-38) : l'arcangelo Gabriele annuncia a Maria, vergine, sposa di Giuseppe, il concepimento del Figlio dell'Altissimo.

Il saluto e l'annuncio dell'arcangelo “ave gratia plena Dominus tecum benedicta tu in mulieribus” hanno dato origine alla preghiera dell'Ave Maria.


Ave Maria 

giovedì 19 marzo 2015

Santo del giorno in filatelia

VATICANO 1999
San Giuseppe
sposo di Maria

19 Marzo

Oggi è anche la Festa del Papà. 
La festa del papà è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo. In molti Paesi la ricorrenza è fissata per la terza domenica di giugno, mentre in Italia viene festeggiata oggi.
La festa del papà, come la intendiamo oggi, nasce nei primi decenni del XX secolo, complementare alla festa della mamma per festeggiare la paternità e i padri in generale. La festa è celebrata in varie date in tutto il mondo.


Colgo l'occasione, oggi, per ricordare e fare
gli auguri al mio formidabile ed amatissimo papà, 
Giuseppe Gatto, che ora sicuramente 
mi guarda dal cielo, ma che vive da sempre
 e per sempre nel mio cuore.


Tornando ora a San Giuseppe sposo di Maria vi invito a leggere due post che mettono in luce la vita e le opere di questo "grande" Santo: 

San Giuseppe



San Giuseppe Lavoratore


Papa Francesco ricorda spesso la figura  di San Giuseppe così come ha fatto nell'omelia qui riportata:

"Abbiamo ascoltato nel Vangelo che «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!


E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.

Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!

E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe, celebriamo l’inizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che comporta anche un potere. Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire!

Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi la speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio.


Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi: ecco un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere, ma a cui tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza: Custodiamo con amore ciò che Dio ci ha donato!
Chiedo l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen." (Papa Francesco - 19 Marzo 2013)




Il S. Rosario di san Giuseppe di Nazaret
con le riflessioni di papa Francesco

lunedì 2 febbraio 2015

Presentazione di Gesù al Tempio


ARGENTINA 2005, Presentazione di Gesù al Tempio
Candelòra

Nome dato in passato, in molte lingue (ingl. Candlemas, ted. Lichtmess), alla festa della Purificazione di Maria Vergine e in seguito, con la riforma liturgica postconciliare, attribuito alla festa della Presentazione di Gesù al tempio (2 febbraio) e, oggi come in passato, all'annessa benedizione delle candele con relativa processione. Alla ricorrenza fa riferimento il noto proverbio: Per la santa Candelora O che nevichi o che plora, Dell’inverno siamo fuora; S’egli è sole o solicello, Siamo ancora a mezzo il verno (proverbio che ha parecchie varianti regionali, tra le quali quella romanesca: Quando vien la Candelora, De l’inverno semo fora; ma se piove o tira vento, De l’inverno semo drento).


Festa delle luci (cfr Lc 2,30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di ‘Ipapante’, cioè ‘Incontro’. Nel sec. VI si estese all'Occidente con sviluppi originali: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele popolarmente nota come la ‘candelora’. La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. (Mess. Rom.)




Lectio Divina
Lunedì, 2 Febbraio, 2015
La presentazione del 

Bambino al tempio



1. LECTIO

a) Orazione iniziale
O Dio, nostro creatore e padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, gli anziani donino ai piccoli la loro saggezza matura, e i figli crescano in sapienza, pietà e grazia, rendendo lode al tuo santo nome. Per Cristo nostro Signore.

b) Lettura del vangelo: Luca 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

SMOM 2009
Presentazione di Gesù al tempio (S. Vouet), part.
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
c) Momento di silenzio orante
- perché la Parola di Dio possa abitare in noi e la lasciamo illuminare la nostra vita;
- perché prima dei nostri commenti, è la luce stessa della Parola che deve brillare e imporsi, col suo mistero di presenza vivente del Signore.


2. MEDITATIO

a) Per coloro che vogliono approfondire il contenuto
Secondo la legge di Mosè/del Signore.
È una specie di ritornello, più volte ripetuto. Luca mescola due prescrizioni, senza molta distinzione. La purificazione della madre era prevista dal Levitico (12,2-8) e si compiva quaranta giorni dopo il parto. Fino a quel momento la donna non poteva avvicinarsi ai luoghi sacri, e la cerimonia era accompagnata dall'offerta di un capo di bestiame minuto. Invece la consacrazione dei primogeniti era prescritta in Esodo 13, 11-16: ed era considerata una specie di "riscatto" – anche qui con l’offerta di piccoli animali – in ricordo dell’azione salvifica di Dio quando liberò gli israeliti dalla schiavitù d’Egitto. In tutta la scena i genitori appaiono come nell'atto di presentare/offrire il figlio come si faceva con le vittime e i leviti; mentre nella figura di Simeone e Anna appare piuttosto Dio che offre/presenta il figlio per la salvezza del popolo.

Le figure di Simeone e Anna.
Sono figure cariche di valore simbolico. Esse hanno il ruolo del riconoscimento, che proviene sia dalla illuminazione e dal movimento dello Spirito, ma anche da una vita condotta con l’attesa più intensa e fiduciosa. In particolare Simeone; lo si definisce come "prosdekòmenos", cioè uno tutto concentrato nell'attesa, uno che va incontro per accogliere. Anche lui appare perciò obbediente alla legge, quella dello Spirito, che lo spinge verso il bambino, dentro il tempio. Anche il cantico che proclama manifesta questa sua pro-existentia: è vissuto per arrivare a questo momento; ora si sottrae, perché anche gli altri vedano la luce e la salvezza che arriva, per Israele e per le genti. A sua volta Anna, con la sua stessa età (valore simbolico: 84 è 7 x 12: dodici è il numero delle tribù; oppure 84–7=77, perfezione raddoppiata), ma soprattutto con il suo modo di vivere (digiuni e preghiere) e con la proclamazione a chi "attendeva", completa il quadro. È guidata dallo Spirito di profezia, docile e purificata nel cuore. Inoltre appartiene alla più piccola delle tribù, quella di Aser: segno che i più piccoli e fragili sono più disposti a riconoscere in Gesù il Salvatore. Tutti e due questi anziani – che sono come una coppia originale - sono simbolo del giudaismo migliore, della Gerusalemme fedele e mite, che attende e gioisce, e che lascia d’ora in poi brillare la nuova luce.

SPAGNA  1970
Una spada che trafigge.
In genere si interpreta come annuncio di sofferenza per Maria, un dramma visibilizzato dall'Addolorata. Ma dobbiamo piuttosto intendere qui la Madre come il simbolo di Israele: Simeone intuisce il dramma del suo popolo, che sarà profondamente lacerato dalla parola viva e tagliente del redentore (cfr. Lc 12,51-53). Maria ne rappresenta il percorso: deve affidarsi, ma attraverserà dolori e oscurità, lotte e silenzi angosciosi. La storia del Messia sofferente sarà dilacerante per tutti, anche per la Madre: non si segue la nuova luce destinata al mondo intero, senza pagare il prezzo, senza essere provocati a scelte rischiose, senza rinascere sempre di nuovo dall'alto e in novità. Ma queste immagini della "spada che trafigge", del bambino che "farà inciampare" e scuoterà i cuori dal torpore, non vanno separate dal gesto così carico di senso dei due anziani: l’uno, Simeone, prende fra le braccia il bambino, per indicare che la fede è incontro e abbraccio, non idea e teorema; l’altra, Anna, si fa annunciatrice, e accende in chi "lo attendeva" una luce sfolgorante.

La vita quotidiana, epifania di Dio.
Interessante è infine notare che tutto l’episodio dà rilievo alle situazioni più semplici e familiari: la coppia degli sposi con il bambino in braccio; l’anziano che gioisce e abbraccia, l’anziana che prega e annuncia, gli ascoltatori che appaiono indirettamente coinvolti. E anche la conclusione del brano fa intravedere il borgo di Nazaret, la crescita del bambino in un contesto normale, l’impressione di un bambino dotato in modo straordinario di sapienza e bontà. Il tema della sapienza intrecciata con la vita normale di crescita e nel contesto del villaggio, lascia come sospesa la storia: essa si riaprirà proprio con il tema della sapienza del ragazzo fra i dottori del tempio. Sarà proprio l’episodio che segue immediatamente (Lc 2,41-52).

b) Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell'orazione.
a) Perché mai Gesù, figlio dell’Altissimo, e sua madre Maria, concepita senza peccato, devono sottomettersi alla prescrizione di Mosè? Forse perché Maria non aveva ancora coscienza della sua innocenza e santità?
b) Oltre alle parole di Simeone, in tutto il suo atteggiamento, come anche in quello della profetessa Anna, c’è un significato speciale? Il loro agire e la loro gioia non richiamano forse lo stile degli antichi profeti?
c) Come spiegare questa "spada che trafigge": si tratta di una lacerazione delle coscienze davanti alle sfide e alle richieste di Gesù? Oppure si tratta solo di una sofferenza intima della Madre?
d) Può significare qualche cosa questa scena per i genitori di oggi: per la formazione religiosa dei loro figli; per il progetto che Dio ha su ciascuno dei loro figli, per le paure e le angosce che i genitori si portano nel cuore pensando a quando i figli saranno grandi?

3. ORATIO

a) Salmo 122 (121)

Quale gioia, quando mi dissero:
"Andremo alla casa del Signore".
E ora i nostri piedi si fermano
alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita
come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i seggi del giudizio,
i seggi della casa di Davide.
Domandate pace per Gerusalemme:
sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura,
sicurezza nei tuoi baluardi.
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: "Su di te sia pace!".
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

b) Orazione finale

Noi ti lodiamo e ti benediciamo, Padre, perché mediante il tuo Figlio, nato da donna per opera dello Spirito santo, nato sotto la legge, ci hai riscattati dalla legge e hai riempito la nostra esistenza di luce e di speranza nuova. Fa’ che le nostre famiglie siano accoglienti e fedeli verso i tuoi progetti, aiutino e sostengano nei figli i sogni e l’entusiasmo nuovo, li avvolgano di tenerezza quando sono fragili, li educhino all’amore a te e a tutte le tue creature. A te nostro Padre, ogni onore e gloria.

4. CONTEMPLATIO

Contempli nel silenzio le parole
"I miei occhi hanno visto la tua salvezza."

Lectio Divina tratta dal sito ufficiale dell'Ordine dei Carmelitani: http://ocarm.org/it/lectio-divina

Le immagini dei francobolli, Area Italiana, sono tratte dal sito web: http://www.ibolli.it
mentre quelle dei francobolli Europei e Mondiali sono tratte dal sito web: http://colnect.com/it/stamps

giovedì 25 dicembre 2014

Natale del Signore


La Madonna nell'attesa del parto - Dipinto da Piero della Francesca (1457)
O piccolo Bambino . . . 
Mio unico tesoro !


Messa dell’aurora 
Dal vangelo secondo Luca (Lc 2,15-20) 
Preghiera 

Il mistero della tua incarnazione, Cristo Signore, è stato dispiegato all'umanità per mezzo dei tuoi santi angeli, a Zaccaria prima e a tua madre poi. Ma quando venne la pienezza dei tempi, gli angeli irruppero in un incantesimo di gloria a Dio e pace a noi - perché amati dal Padre - che ti ha dato di ritrovarti tra noi, non più alla sua destra, ma incarnato, uomo tra uomini. 

 


E l’annunzio della tua nascita, Cristo Signore, è stato dato per primo agli ultimi, ai pastori, a coloro che Tu hai dichiarato saranno primi nel tuo Regno. Presi come siamo, dalla poetica del natale, non attendiamo a penetrare il mistero della tua incarnazione, il Vangelo del Regno, che Tu sei venuto ad annunziare, vedendo e vivendo tutto nella sua luce. Un malfattore inchiodato con te sulla croce entrerà per primo nel tuo Regno; i pastori, ritenuti ladri nel loro esercizio, hanno avuto il privilegio di avere per primi l’annuncio della tua incarnazione. 

 


Gli ultimi sono stati i primi. La tua venuta nella carne è il dono del Padre a questa nostra umanità. Tu sei il dono per eccellenza. Noi da te prendiamo motivo per fare dei donativi a familiari, parenti amici e conoscenti e rendere a volte pagano questo mistero del Padre che ci fa dono del suo Figlio. 

 

Facci Tu sentire lo spirito della tua incarnazione, del tuo natale, della tua venuta tra noi, per non incorrere nella banalità del consumismo. Fa’ che abbiamo a dare spessore e significato ad ogni dono, per l’amicizia, la stima, l’amore che condividiamo. Siano queste movenze materiali solo la gioia di partecipare simbolicamente al tuo grande dono, perché Tu, nato bambino, rendi tenero il nostro cuore e lo apri ad una espressione di grande umanità; sia quell'attenzione donativa, quell'amore verso il familiare, l’amico e quanti amiamo e vogliamo bene, a rendere il nostro amore umano, nel nostro piccolo, simile al tuo.



La preghiera è tratta dal libro: 
Pregare il Vangelo di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm




 



« Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, 
quando in principio Dio creò il cielo e la terra e plasmò l'uomo a sua immagine; 
e molti secoli da quando, dopo il diluvio, 
l'Altissimo aveva fatto risplendere tra le nubi l'arcobaleno, segno di alleanza e di pace; 
ventuno secoli dopo che Abramo, nostro Padre nella fede, 
migrò dalla terra di Ur dei Caldei; 
tredici secoli dopo l'uscita del popolo d'Israele dall'Egitto sotto la guida di Mosè; 
circa mille anni dopo l'unzione regale di Davide; 
nella sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele; 
all'epoca della centonovantaquattresima Olimpiade; 
nell'anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; 
nel quarantaduesimo anno dell'impero di Cesare Ottaviano Augusto, 
mentre su tutta la terra regnava la pace, Gesù Cristo, 
Dio eterno e Figlio dell'eterno Padre, 
volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta, 
concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi,
nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, 
fatto uomo: Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne. »


VATICANO 1995, La Sacra Famiglia
Il Natale è la solennità che celebra la nascita di Gesù Cristo. È chiamato anche Santo Natale, Natale di Gesù o Natività del Signore. La Chiesa Cattolica lo celebra, con la maggior parte delle altre Chiese cristiane, il 25 dicembre. La prima attestazione cristiana del Natale al 25 dicembre è del 204, ad opera di Ippolito di Roma. Il termine italiano Natale deriva dal latino [dies] Natalis, "[giorno] natalizio", ovviamente di Gesù.
Il Natale è una solennità di importanza pari a quella dell'Epifania, dell'Ascensione e della Pentecoste; è però di importanza inferiore alla Pasqua. Con i primi Vespri di Natale termina il Tempo d'Avvento e inizia il Tempo di Natale, che si protrae fino alla festa del Battesimo del Signore.




 



Lectio Divina
La nascita di Gesù
Luca 2, 1-20


sabato 13 settembre 2014

Pregare il Vangelo XXIV Domenica T.O.


SMOM - 2005
Beato Angelico
24° Settimana del Tempo Ordinario 
Dal Vangelo secondo Giovanni 
(Gv. 3,13-17)


"Esaltazione" della Santa Croce 

= 

"Esaltazione" della logica dell'AMORE!



Il nostro mondo ha bisogno non solo o non tanto di croci e crocifissi piazzati ovunque; ha bisogno invece di amore piantato e piazzato ovunque. 

BOSNIA ERZEGOVINA - 1995
E se il Crocifisso ci ricorda questo e ci spinge a questo, allora ben vengano le Croci e i Crocifissi disseminate ovunque.

Ho però l’impressione che spesso tutto si riduca a mera esibizione della Croce in tutte le sue forme, e che questa serva solo per metterci la coscienza a posto!

A differenza di quanto, in maniera pretestuosa, si è scatenato intorno alla presenza del Crocifisso negli ultimi tempi, la storia ci dice che sempre la Croce ed il Crocifisso sono stati percepiti come intensa ed amorevole espressione della presenza di Dio nella vita spesso faticosa dell'uomo. 

Al centro della nostra festa quindi non sta uno strumento di tortura o un insopportabile strumento di sofferenza; al centro della nostra venerazione, della nostra preghiera e della nostra riflessione sta la logica che ha portato Gesù a morire su quella Croce, che è la logica di un amore che si spende fino in fondo e senza riserve.

VATICANO - 2010

Una comunità che fa festa intorno al Crocifisso è una comunità che vede – nella Croce e nella logica di amore che ha portato Gesù a morire sulla Croce – la possibilità di un nuovo inizio. É una comunità che vede nella Croce e nella logica che ha portato Gesù a morire sulla Croce un’inversione di marcia, che dalla disperazione porta alla speranza, dal lutto porta alla gioia e dall'egoismo porta alla condivisione. 

SMOM - 2012, Mantegna

Fare festa intorno al Crocifisso ed “esaltare la Croce”, come afferma la Liturgia, vuol dire “esaltare” e mettere in maniera forte ed evidente al centro delle nostre decisioni lo stile di vita di Cristo, che è stile di vita fatto di amore portato alle estreme conseguenze.

E il nostro mondo, oggi più che mai, ha bisogno di gente che, con la sua vita e con le sue scelte, a costo di essere messo in Croce (non necessariamente fisicamente!) denunzia le logiche contrarie a quelle dell’amore che si dà fino a finire sulla Croce.

ITALIA - 2009
Le radici Cristiane dell'Europa

Non possiamo, soprattutto in questo momento storico, non ricordare tutti i cristiani che, proprio perché hanno fatto propria in maniera seria la logica della Croce - che è logica di un amore senza limiti - hanno subito e stanno subendo il martirio. Alcuni numeri ci danno la misura di un dramma che trova poco o comunque insufficiente spazio nella cronaca. Pensate che il Cristianesimo ha avuto totalmente 70 milioni di morti, 45 milioni nel ventesimo secolo. Secondo l'OCSE, nel mondo muore un cristiano ogni cinque minuti a causa della sua fede in Gesù Crocifisso. 

I numeri più recenti, diffusi da Open Doors, un'organizzazione americana non confessionale, fanno rabbrividire. Dal 1 Novembre 2012 al 31 marzo 2014 nel mondo sono stati uccisi almeno 5.479 cristiani, cioè 322 al mese.

La riflessione, postata su Facebook, è di 
Don Nunzio Galantino - Vescovo di Cassano allo Jonio






Lectio Divina
Chiunque crede in Gesù ha la vita eterna.