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venerdì 6 ottobre 2017

Lectio Divina - XXVII Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XXVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 21,33-43) 
33 Ascoltate un’altra parabola: “C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. 34 Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. 35 Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. 36 Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! 38 Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. 39 E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. 40 Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. 41 Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. 42 E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: ”La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri” ? 43 Perciò io vi dico: “Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.

Breve esegesi
 
Questa parabola, come altre similari, attesta la rottura di Gesù con i capi del popolo: sommi sacerdoti e farisei, perché proclamata nel tempio. Lo fa in prossimità della sua condanna a morte. Nel racconto della vigna vi è un ripercorrere la storia della salvezza operata da Dio Padre. I servi mandati dal padrone della vigna sono configurati ai profeti che, inviati dal Padre, hanno dispiegato il disegno di salvezza che Dio ha preparato per il suo popolo. Gli israeliti sono configurati ai vignaioli che hanno perseguitato i profeti. Gesù si identifica nel figlio mandato dal padrone della vigna, il Padre, e messo a morte. “Lo portarono fuori della vigna e l’uccisero”. È chiara allusione alla morte di Cristo, che ebbe luogo “fuori della città”. Ogni sentenza di morte, secondo la legge mosaica, veniva eseguita fuori della città, specie per i bestemmiatori, motivo per cui il sinedrio condannò Gesù. Anche Lui è la testata d’angolo che regge l’edificio della Chiesa. La conclusione configura l’esclusione del popolo eletto dal regno di Dio e dato ai pagani che lo abiteranno e lo faranno fruttificare.

Meditazione pregata
 
Cristo Gesù, hai pianto sulla città che di lì a poco ti avrebbe addossato la croce: ”Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e quanti sono mandati da Dio, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini e tu non hai voluto”. Ti sei così rivolto a quanti governavano il popolo: anziani e sommi sacerdoti. La parabola delinea chiaramente la storia passata e prossima del rapporto tra gli inviati da Dio e Israele; più ancora, Cristo Signore, hai affermato che il loro vanto di avere avuto profeti inviati da Dio era accomunato al fatto che gli stessi loro padri li avevano uccisi. Con te la storia si ripete. Israele ha spesso interrotto il rapporto con YHWH adorando e offrendo sacrifici agli idoli. Dio Padre è intervenuto per mezzo dei profeti per ristabilire il patto: “Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”. Cristo Gesù, la storia del rapporto tra Creatore e creatura si è sempre ripetuta fin dagli albori della creazione. I nostri progenitori hanno mal sopportato l’obbedienza e la sottomissione al Creatore. La tentazione del “diventerete come Dio” è perenne e accattivante suggestione. L’antico Israele è stato provato con carestie, persecuzione di popoli ed esili, a causa della disobbedienza e dell’idolatria. Il Padre ha inviato i profeti, che hanno dispiegato al popolo il suo disegno di salvezza, per distoglierlo dall'adorare dei stranieri e attenersi al patto consacrato sul Sinai. La sorte dei profeti, servi del Signore, mandati nella sua vigna, ha anticipato la tua. Tu, non più servo, ma Figlio di Dio mandato dal Padre nella sua vigna, sarai messo a morte. Fa che la storia non si ripeta con il tuo nuovo popolo, con cui hai stabilito un nuovo patto fondato sul tuo sangue, sparso sulla croce. Sii Tu nostro pastore, introduci tutti noi alla partecipazione del tuo Regno.

Per la vita 

Per attualizzare la parabola si può configurare, al limite e per iperbole, il rapporto tra coloro che reggono le sorti della Chiesa e il popolo di Dio composto da clero e laici, questi ultimi poco valorizzati e a volte sottomessi. Gesù ai suoi discepoli, inviati ad annunziare il Vangelo del regno, ha detto di non attendere a se stessi, di non approvvigionarsi di bisaccia, calzari, bastone o altro. Poveri e nudi, ricchi solo della gioia del mandato conferito e di sapere che i loro nomi sono scritti in cielo. A quanti sono oggetto dell’annunzio evangelico, Gesù propone che siano accolti e si prestino a condividere quanto è in loro possesso, perché l’operaio evangelico è degno della mercede. Non si può non affermare che le comunità parrocchiali molto spesso non si configurano come vero popolo di Dio nella varietà dei suoi ministeri, dei suoi carismi, nella comunione dei membri, come ha proclamato il concilio, perché gli stessi sono distribuiti e assommati senza corresponsabilità ecclesiale laicale, conferita a ogni battezzato, per essere “membro vivo del suo corpo che è la Chiesa”. Si evidenzia così la comunione operosa di tutti i suoi membri, senza lasciare a questi ultimi la manovalanza.


venerdì 29 settembre 2017

Lectio Divina - XXVI Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XXVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 21,28-32)

28 ”Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna”. 29 Ed egli rispose: “Sì, signore”; ma non andò. 30 Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Dicono: “L’ultimo”. E Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

Breve esegesi 

Le parabole del vangelo di Matteo evidenziano il contrasto e la rottura di Gesù con i capi religiosi di Israele: sommi sacerdoti e farisei che attendono alla liturgia del tempio e all'osservanza della legge. Di costoro Cristo Gesù ebbe a dire che “dicono e non fanno”, facendosi solo maestri del popolo di Dio e non osservanti dello spirito della legge di Dio. Onorano Dio con le labbra, ma il loro cuore è lontano. Costoro sono configurati al Figlio che in parole è obbediente al Padre, ma il suo cuore, l’adesione al volere concreto del Padre, è lontana da lui. Il secondo fratello è configurabile ai pagani, ai lontani da Dio, che rientrati in se stessi e, ascoltata la parola del regno, si sono convertiti, sono entrati nella vigna del Signore, hanno lavorato nella vigna e per la vigna. Configurabili a Maria di Betania che unse i piedi a Gesù, alla Maddalena cui il Signore tolse in lei il dominio degli spiriti, a Giuseppe d'Arimatea, facente parte del Sinedrio che condannò Gesù, ma dopo lo schiodò dalla croce. La parabola si presta alla duplice sintesi: essere davanti a Dio in spirito e verità e con tutta la propria umana fragilità o apparire davanti agli uomini nella falsità del cuore e della mente.

Preghiera 

Cristo Gesù, siamo adusi a vederti rassicurante verso tutti e tutto, lenitivo nelle nostre sofferenze, pronto a soccorrere le nostre fragilità, a perdonare i nostri peccati. E’ il modo con cui ti riduciamo a noi. Eppure Tu hai affermato che sei venuto a portare la guerra, a dividere, per fare chiarezza tra verità e manipolazione, per abbattere formalismi e apparenze ingannatrici. Tu conosci il cuore dell’uomo e vuoi che a te rispondiamo e non all'uomo da ingannare. Ci vuoi trasparenti, puri di cuore, posti sempre dinanzi a te e al tuo Vangelo per renderti ragione nelle relazioni, come nei comportamenti. Ci hai insegnato che il nostro sì deve essere sì, e il no, essere no. Ed hai aggiunto che il resto è dal maligno. Mentre il tuo Vangelo ci attrae e ci fa respirare l’aria del tuo regno, noi siamo immessi in un mondo che va sempre più distaccandosi dalla matrice cristiana. Nuovi bisogni, nuovi interessi, eterne evoluzioni ci inoltrano in realtà, in cui siamo facilmente portati alle mediazioni con questo mondo, finanche a compromessi o, contro il tuo stesso volere, a sottomissioni. A volte ci ritroviamo negli atteggiamenti di coloro cui hai rivolto la parabola dei due figli: improvvido e penitente il primo, compiacente e falso assieme verso il padre il secondo. Dinanzi al potere romano hai affermato, impavido, mentre stavi per essere giudicato, che chiunque è dalla verità ascolta la tua voce. Che forte e prorompente la tua voce, quando dobbiamo rendere ragione di quanto lo Spirito di verità ci suggerisce, e donaci anche quella fortezza che è uno dei sette santi doni dello Spirito Santo, da te promessoci, quale assistente e difensore. Sia sempre lui a proporci le tue vie, a reggere il confronto con il mondo, a riempirci del tuo spirito e rendere ragione della speranza che è in noi. 

Per la vita 

“Il vostro si, sia sì e il vostro no sia no”. Il vangelo del regno ci pone davanti alla verità che è da Dio nei nostri comportamenti, onde rendere ragione a lui e non agli uomini, a differenza del mondo giudaico che attendeva alle formalità comportamentali della legge di Dio. Ricordiamo il “quando fai l’elemosina non suonare la tromba, il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà”. Dio vede e giudica le intenzioni del cuore e ci chiede ragione di quanto operiamo presso gli uomini, solo per la testimonianza del suo nome: ”Perché vedano le vostre buone opere”. Inoltre la parabola ci impegna ad avere il coraggio delle nostre scelte, sapendole motivare. Ci invita a non avere la “restritio mentis”, la riserva mentale con cui affermiamo una cosa, per opportunità o opportunismo, diversa da quanto abbiamo in mente. La parabola ci incita ad avere Dio verità cui rendere ragione ed esserne il riflesso. Questa è una lettura della parabola, perché in modo primario si riferisce all'antico popolo di Dio che non ha voluto lavorare nella vigna del Signore, a differenza dei pagani: “Vi sarà tolto il regno di Dio e dato a un popolo che lo farà fruttificare”.


venerdì 22 settembre 2017

Lectio Divina - XXV Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



XXV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 20,1-16)

1”Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi”? 7 Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna”. 8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama gli operai e da’ loro la paga, incominciando dai primi”. 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: “12 Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. 15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono”? 16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi”.

Breve esegesi 

Il brano evangelico precedente afferma che molti degli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi. La parabola si presta a diverse letture. Anzitutto i primi ad essere chiamati nella vigna del Signore sono stati i giudei, scelti da Dio e da lui proclamati suo popolo, ma divenuti ultimi nel far parte della vigna del Signore, preceduti dai pagani. Questi ultimi hanno accolto il vangelo del regno, mentre i giudei si sono attardati nella promessa di un regno messianico. Altra lettura riguarda i capi del popolo, configurati ai primi, che si sentivano privilegiati perché ottenevano la giustificazione basata sull’osservanza delle opere della legge,a differenza degli impuri, dei peccatori. Cristo Signore dirà ai farisei:”I peccatori e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli”. La parabola ha anche una finalità escatologica. Altra lettura è la ricompensa non dovuta alla primogenitura o altro, ma tutto è dono di Dio, che ricompenserà secondo i criteri della sua misericordia. Altra lettura in campo sociale. Tutti hanno uguale diritto al lavoro e a una giustizia giusta, che sovviene e attende alle necessità delle persone, delle famiglie e non a criteri asettici, legali.

Meditazione pregata 

Cristo Gesù, hai parlato in parabole per proclamare il tuo regno ai figli di Abramo, operai della prima ora. A quelli come Giovanni Battista, che ha preannunziato il tuo Regno, invitando ad accoglierlo penitenti e convertiti, ha intimato di non sentirsi giustificati per discendenza. Hai aperto ad ogni uomo la possibilità di entrare nella tua vigna, lavorare per il tuo Regno e ottenere la stessa ricompensa. In te si dissolve ogni privilegio, ogni preferenza di persone o di popolo: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò”. La tua preferenza c’è stata e c’è, ma è per gli ultimi, per coloro cui meno abbiamo dato in dignità di vita, in accesso ai beni. Tu sei venuto a marchiare i nostri egoismi, le volontà di emarginare per emergere, accaparrare per noi e sottrarre ad altri. Mistero del tuo amore, vergogna per noi. Al di là della interpretazione della parabola quale partecipazione al tuo regno, intravvediamo il rapporto tra giustizia e carità. Agli operai chiamati alla prima ora hai dato lo stesso emolumento degli ultimi. Dare a ciascuno il suo può essere discriminante e sperequativo, se non tutti sono stati posti nelle stesse condizioni favorevoli. La stessa giustizia può essere discriminante, se la carità, l’amore di benevolenza non attende alla condizione della persona, per supplire all'ingiusta giustizia. Hai concluso la parabola affermando: “Io sono buono”. Qui ritroviamo il tuo occhio divino posto su quanto il nostro mondo disattento ed egoistico ha motivo, come gli operai della prima ora, di ribellarsi. Tu donaci sempre il tuo occhio e quel supplemento di amore da immettere nelle umane vicende, perché la parabola evangelica stia sempre lì a testimoniare che il tuo Regno è alternativo a questo mondo, da cui guardarci.

Per la vita 

I criteri divini sono impenetrabili, corrispondono ai suoi disegni misteriosi, non configurabili ai nostri metri, alle nostre umane categorie. La parabola è fondamentale per la comprensione del Vangelo del regno, che ribalta i criteri giudaici e umani. 
La luce che ci dà il Vangelo è il senso profondo delle verità di vita nello spirito di Dio, oscurate dalle varie culture, dalle nostre personali visioni. Sembra Cristo riportarci a quelle beatitudini evangeliche che scardinano il nostro mondo, per farci rivedere un altro mondo, quello del regno dei cieli. 
In un mondo che spesso attende ad una giustizia asettica, che non si confronta con l’uomo concreto, con la sua condizione personale, o ci rende succubi della stessa giustizia, che affranca i potentati e umilia i deboli, il Vangelo ci apre spiragli innovativi di sapienza di vita, quella che Gesù è venuto a portarci. 
Pensiamo a quanti si suicidano per l’incapacità di ripagare i debitori, gli sfrattati che finiscono in auto o sui marciapiedi, a quanti attendono tutto il giorno di essere chiamati a lavorare per portare il pane in famiglia, ai figli. Risuonano le parole di Gesù:”Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò”.


domenica 15 gennaio 2017

Lectio Divina - 2° Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



2° Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
      Dal Vangelo secondo Giovanni      (Gv. 1,29-34)

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.

 Vaticano 2001, Battesimo di Gesù

Breve esegesi 
“In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”, dice Giovanni; ma il giorno dopo lo presenta:”Ecco l’Agnello di Dio”. E’ una professione di fede nel Cristo Messia, che richiama testi profetico-simbolici. E’ l’agnello pasquale, l’agnello condotto al macello di Isaia, da identificare con il Servo sofferente, che porta su di se il peccato della moltitudine e si offre come agnello sacrificale, come anche è configurato l’agnello regale dell’apocalisse. Giovanni, fedele strumento di Dio, attesta che battezza in acqua, segno dell’ agire terreno, umano. Lui battezzerà in Spirito Santo. Affermazione che attesta la divinità del Cristo Messia, oltre la testimonianza di aver visto lo Spirito Santo scendere e posarsi su di lui. Lui è il Figlio di Dio. Testimonianza che il popolo, come i suoi discepoli, non percepiscono. La sua è una visione e testimonianza profetica. Dio concede ai suoi profeti di dispiegare il suo volere, il suo disegno al popolo. Sono coloro che parlano in nome e a favore di Dio. Giovanni è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento, inviato da Dio per rivelare il Cristo Messia al popolo di Israele, secondo quanto affermato dalle scritture.
Meditazione pregata
“Dopo di me viene uno che è avanti a me, perché era prima di me”. Con queste parole, Cristo Gesù, sei stato presentato alle folle da Giovanni Battista, lungo le acque del Giordano. Tu eri prima di Giovanni, tu eri prima del principio, in uno con il Padre e lo Spirito Santo, Trinità beata, svelata e rivelata, nella pienezza dei tempi della salvezza, al Giordano. Eri prima con il Padre e nulla è stato fatto senza di te di tutto ciò che esiste. Eri uno con il Padre, Dio da Dio. A noi, per grazia, è stata rivelata l’esistenza della vostra deità e per fede crediamo, senza che l’intelletto possa comprendere, perché Tu, Signore, sei colui che è, noi siamo nel tempo, transeunti. Eri presso l’Altissimo, Cristo Signore, e per noi uomini e la nostra salvezza sei disceso dai cieli, come affermiamo nel professare la fede in te. Sei disceso dai cieli e ti sei unito ai penitenti, che il tuo precursore Giovanni aveva raccolto lungo le rive del Giordano per accoglierli convertiti. A lui renitente hai chiesto il battesimo, dopo che ti aveva presentato: Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Disceso dal cielo, ti sei unito ai peccatori e ti sei fatto peccato, perché nato nella carne e perché “si compia ogni giustizia”, presso il Padre. E, sebbene Giovanni avesse già testimoniato che sei il Figlio di Dio, il Padre si è rivelato nella voce, affermando che sei suo Figlio prediletto, invitando le folle ad ascoltarti. Con questa proclamazione messianica hai iniziato la tua missione, promulgando il vangelo del Regno, e prendendo il testimone da Giovanni hai invitato alla conversione. Hai iniziato la tua missione andando nel deserto per essere provato nella fedeltà al Padre, riportando al tentatore le Sue parole: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Dona a noi di conformarci a te , al momento della prova, per compiere in noi il volere del Padre. 
Per la vita

Giovanni afferma che in mezzo a loro c’è uno che non conoscono. S. Tommaso dice che la conoscenza è il primo atto di amore e in senso biblico la conoscenza è un rapporto unitivo, sponsale. Giovanni ci porta alla conoscenza del Cristo come Agnello di Dio. Agnello pasquale, agnello sacrificale, agnello che toglie il peccato del mondo. La simbologia e l’espressione sono riportate nella liturgia eucaristica, in un momento in cui diventa pregnante configurare Cristo agnello di Dio cui chiediamo pietà, cui preghiamo di donarci la pace. Tutto l’evento pasquale si staglia dinanzi a noi. Questo agnello sacrificale diviene corpo dato e sangue versato per la remissione dei nostri peccati. Poi viene a esser presentato e proclamato dal sacerdote per darci accesso a nutrirci del corpo di Cristo. L’agnello non è più una simbologia, è agnello che ha immolato la sua carne per esser nostro cibo, nostra vita. Entriamo nel mistero e solo da mistici, compenetrati nell’essenza di Dio per fede, ci rimettiamo al suo amore per noi nel: “Nessuno ama più di colui che dà la vita per i suoi amici”. E tali ci si sente, amati senza misura. Solo una intimità divina ci dà la dimensione dell’opera misteriosa di Dio per noi.

Sovrano Militare Ordine di Malta 1985 - Battesimo di Gesù 


domenica 8 gennaio 2017

Pregare il Vangelo & Lectio Divina


Battesimo del Signore Gesù


(clicca sull'immagine)


SMOM 1978 - Il Battesimo di Gesù (trittico)




Battesimo del Signore - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 3,13-17)
13 In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. 
14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. 
15 Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. 
16 Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 
17 Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.

Esegesi  

Gesù va al Giordano da Giovanni e chiede di essere battezzato “perché si compia ogni giustizia”: nel configurarsi alla condizione dei peccatori, pur essendo senza peccato, essendosi incarnato, assunto la natura umana. Il battesimo avveniva mediante la immersione nell'acqua e nella emersione il penitente confessava pubblicamente i propri peccati. Gesù si immerge nell'acqua e riemerge subito senza la confessione dei peccati. Paolo configurerà questo immergere e riemergere di Gesù nel suo battesimo al nostro battesimo, nella conformazione al Cristo morto e risorto. La resistenza di Giovanni è smussata dalle parole del Cristo che viene proclamato Messia, presso il popolo, con la proclamazione del Padre: “Questi è il Figlio mio diletto nel quale mi sono compiaciuto”, mentre si aprirono i cieli e appare lo Spirito del Signore in forma di colomba. Dopo tanto protendere verso gli idoli dell’antico popolo, “nella pienezza dei tempi” vi è la rivelazione del Dio Uno e Trino: nel Cristo Gesù che si lascia battezzare, nella voce del Padre e nello Spirito Santo che si posa su Gesù in forma di colomba. Sono immagini antropomorfiche con cui plasticamente raffiguriamo la Santissima Trinità.
Meditazione pregata 
 

Cristo Gesù, il tuo precursore Giovanni predicava un vangelo di penitenza per appianare la via che conduceva all'incontro con te, la via della conversione e della purificazione battesimale nelle acque del Giordano. Tu, Agnello di Dio, avresti battezzato in Spirito Santo e fuoco, come aveva preannunziato Giovanni; ma lo hai turbato nel tuo andare da lui e chiedergli il battesimo. Tu lo hai placato, affermando è bene si compia ogni giustizia, quella voluta dal Padre: la conformazione ai peccatori. Sei il Verbo di Dio che si è fatto carne, limite, caducità, peccato, per la conformazione alla nostra umanità. Sei nato da donna e concepito nel peccato, come ha affermato il tuo padre Davide: “Nel peccato mi ha concepito mia madre”. Hai voluto in tutto conformarti ai peccatori, pur essendo senza peccato e avendo la potestà divina, da risorto, di rimettere i peccati. Il tuo battesimo è figura della lavanda dei piedi ai tuoi discepoli, della morte in croce: progressive forme di umiliazione, fino alla tua consumazione. Il Padre ha voluto che si compisse ogni giustizia col far udire la sua voce: “Questo è il Figlio mio, in lui ho posto il mio compiacimento”, e lo Spirito Santo in forma di colomba ad attestare, Trinità beata, la tua divinità e ogni giustizia: Tu uomo-Dio, in uno con il Padre e lo Spirito Santo, Trinità beata. Cristo Gesù, sei stato investito Messia presso il Giordano, uno con il popolo e, come per noi, Giovanni Battista a fungere da padrino. Il tuo battesimo è figura del nostro, in cui siamo immersi nell'acqua, configurante la tua morte e risurrezione, evento di grazia nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. A quanti hanno creduto nel tuo nome, hai dato di diventare figli di Dio. Noi ti lodiamo e ti ringraziamo, perché hai cancellato le colpe dei nostri progenitori e donato a noi la veste bianca.
Per la vita 
 

Cristo Gesù per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo, si è incarnato, assunto la fragilità della condizione umana, assimilandosi ai peccatori. Quanto mediti, interiorizzi, fai tuo questo mistero nel configurarsi di Cristo alla tua condizione umana? Vi è profondità di sentire nella tua vita o un esercizio di quotidianità di vita di fede in Cristo? Hai sussulti di vita spirituale? L’intimità divina trinitaria, che Cristo ha promesso a quanti lo amano, fa parte del tuo vissuto di fede: “Se uno mi ama, anche il Padre lo amerà, verremo a lui e faremo dimora presso di lui”? Nel Battesimo sei stato consacrato e conformato a Cristo, sacerdote, re e profeta, per essere membro vivo del suo corpo che è la Chiesa. Risenti e rivivi la tua identità battesimale? Avverti la corresponsabilità ecclesiale mediante carismi, ministeri e operazioni? E’ sempre viva in te la luce di Cristo che ti è stata data nel segno della candela accesa dal cero pasquale, per essere illuminato da Cristo ed essere figlio della luce? Di quale colore è attualmente quella veste bianca che ti è stata data e hai indossato nel giorno del tuo battesimo?
La preghiera e la Lectio Divina sono tratte dai libri: 
"Pregare il Vangelo" e "Lectio Divina" (2016) di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm

domenica 1 gennaio 2017

Pregare il Vangelo & Lectio Divina


Solennità di Maria SS. Madre di Dio  Anno A 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21) 
Preghiera 

Cosa conservavi nel tuo cuore, Maria, tu che hai colto il mistero di un Dio generato dal tuo seno, fecondato dallo spirito? Quanto tu, umile creatura, hai condiviso dell’intensità di Dio il suo disegno di salvezza della nostra umanità? Sembri sospesa tra cielo e terra, o meglio comprendi, contieni il cielo e la terra. Perfetto sposalizio tra divinità e umanità. Sposa fecondata dallo Spirito Santo, non hai distolto lo sguardo dalla tua umile condizione. Tu, la più umile delle creature, hai generato il Verbo e hai avuto accanto al tuo nato Gesù i pastori, venuti per primi ad adorarlo. Con gli stessi avrai intessuto un dialogo. Facile ritrovarsi e intendersi tra umili. Con i più umili della terra ti sei trovata a lodare il Padre Iddio e vedere adorato il frutto nato dal tuo grembo. E da quel momento i ritenuti ladri per antonomasia, sono divenuti espressione di dolcezza, di tenerezza, di poesia. La buona novella annunziata dagli angeli è stata subito a loro portata. Quella buona novella, quel Vangelo, di cui il tuo Cristo Gesù ha fatto un ministero, è stata da portata ai poveri, agli ultimi. Dall'impatto con i pastori da te avuto, gli ultimi della scala sociale sono divenuti i primi, i più predisposti a ricevere i beni del Regno instaurato dal tuo Gesù, la pace. Pace agli uomini che egli ama, tanto da abbandonare i cieli della sua divinità per condividere la nostra umanità facendosi bambino. Pace tra un Dio che non dimentica la sua creatura e una umanità peccatrice che accoglie il suo salvatore. Felice notte quella in cui la tua umiltà, o Maria, e quella dei pastori ha rivelato le grandi opere che il Padre ha compiuto per l’umanità: ha donato a te e, per te, a tutti noi il suo Figlio, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo.



Solennità di Maria SS. Madre di Dio - Anno A Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)
E vennero i pastori affrettandosi e trovarono Maria e Giuseppe e il bimbo giacente nella mangiatoia. Ora, avendolo visto, fecero conoscere la parola-evento detta loro circa questo bambino. E tutti quelli che udirono, furono meravigliati delle cose dette loro dai pastori. Ora, Maria conservava tutte queste parole-evento, meditandole nel suo cuore. E i pastori se ne ritornarono glorificando Dio per tutto quello che avevano udito e avevano visto, come era stato loro detto. E quando si compirono otto giorni per circoncidere, allora fu chiamato con il nome Gesù. Quello con il quale era stato chiamato dall'angelo, prima di esser concepito nel ventre. I pastori divengono i primi adoratori del Dio Bambino e i primi missionari dell’annunzio

Breve esegesi  
La gloria di Dio è rivelata ai pastori, insieme all'annunzio di pace, all'intera umanità visitata da Dio, incarnato nel seno di Maria e giacente in una grotta. Ai pastori è stato dato il primo annunzio che ha privilegiato i poveri, gli ultimi della classe sociale. I primi accorsi ad adorare Cristo Signore sono stati i pastori, ritenuti dai giudei ladri per antonomasia, perché nell'andare nomadi per pascoli, potevano appropriarsi di quanto il gregge forniva loro. Un ladrone in croce sarà il primo ad essere introdotto nel regno instaurato da Cristo. Dalla nascita alla morte è manifesta l’opera redentrice operata da Cristo, per la dignità, il riscatto degli ultimi. E’ la categoria cui appartiene Maria:”Ha guardato l’umiltà della sua serva”. Tutta umiltà e povertà: la condizione del luogo, Maria e Giuseppe adoranti il nato Bambino nella mangiatoia, i pastori chiamati ad adorare e farsi messaggeri dell’evento. Maria conservava ogni momento dell’evento nel suo cuore, intriso di amore per il Padre Iddio. All'ottavo giorno Maria si è piegata alla legge giudaica e si è recata al tempio per circoncidere l’unigenito Figlio di Dio e presentare offerte per la sua purificazione, perché il sangue del parto l’aveva resa impura.

Meditazione pregata 

 Cosa conservavi nel tuo cuore, Maria, tu che hai colto il mistero di un Dio generato dal tuo seno, fecondato dallo spirito? Quanto tu, umile creatura, hai condiviso dell’intensità di Dio il suo disegno di salvezza della nostra umanità? Sembri sospesa tra cielo e terra, o meglio comprendi, contieni il cielo e la terra. Perfetto sposalizio tra divinità e umanità. Sposa fecondata dallo Spirito Santo, non hai distolto lo sguardo dalla tua umile condizione. Tu, la più umile delle creature, hai generato il Verbo e hai avuto accanto al tuo nato Gesù i pastori, venuti per primi ad adorarlo. Con gli stessi avrai intessuto un dialogo. Facile ritrovarsi e intendersi tra umili. Con i più umili della terra ti sei trovata a lodare il Padre Iddio e vedere adorato il frutto nato dal tuo grembo. E da quel momento i ritenuti ladri per antonomasia, sono divenuti espressione di dolcezza, di tenerezza, di poesia. La buona novella annunziata dagli angeli è stata subito a loro portata. Quella buona novella, quel Vangelo, di cui il tuo Cristo Gesù ne ha fatto il suo ministero, la sua missione è stata da portata ai poveri, agli ultimi. Dall'impatto con i pastori da te avuto, gli ultimi della scala sociale sono divenuti i primi, i più predisposti a ricevere i beni del Regno instaurato dal tuo Gesù, la pace. Pace agli uomini che egli ama, tanto da abbandonare i cieli della sua divinità per condividere la nostra umanità facendosi bambino. Pace tra un Dio che non dimentica la sua creatura e una umanità peccatrice che accoglie il suo salvatore. Felice notte quella in cui la tua umiltà, o Maria, e quella dei pastori ha rivelato le grandi opere che il Padre ha compiuto per l’umanità: ha donato a te e, per te, a tutti noi il suo Figlio, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo.

Per la vita  

Il quadretto di Betlemme ci riporta al presepe; ma gli eventi divini non possono non avere il sopravvento. I convocati dall'angelo per adorare il Figlio di Dio erano considerati gli scarti della società, gli impuri per la società giudaica. L’umiltà della mangiatoia di Betlemme configura bene la grandezza di Maria davanti a Dio, “che esalta gli umili e depone dai troni i potenti”, nel divenire madre del Figlio di Dio. Gli ultimi della classe sociale furono da Dio privilegiati, convocati per riconoscere e adorare il Dio- Bambino, con Maria, vergine per opera dello Spirito Santo e madre del Dio Incarnato, con Giuseppe, attestanti la famiglia divina e umana. Maria donna del silenzio che ha generato nella sua carne il Verbo, serbava tutto questo nel suo cuore. Nel conservare nel suo cuore quanto Dio ha dato di essere madre del Figlio di Dio, tesa a vivere nell'ascolto e adesione a Lui, quanto la senti madre tua e ti conformi a Lei? Maria obbediente alla legge data dal Signore al suo popolo, non si sottrae dal far circoncidere il Figlio, segno per Israele del consacrare a Dio il figlio primogenito, anche se Gesù è il Figlio Unigenito del Padre. E lei fa l’offerta al tempio per la sua purificazione e l’offerta del primogenito.

La preghiera e la Lectio Divina sono tratte dai libri:
"Pregare il Vangelo" e "Lectio Divina" (2016) di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm


domenica 25 dicembre 2016

Pregare il Vangelo & Lectio Divina


Natale del Signore - Anno A

Messa del giorno
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)
Preghiera

Cristo Gesù, l’evangelista Luca ci ha trasmesso l’evento storico della tua nascita, e noi abbiamo colto la poesia del farti bambino, dell’essere nato tra due animali, accogliendo la tradizione di Francesco, la contemplazione di tua madre, l’annunzio dell’angelo e l’adorazione dei pastori. Il tuo apostolo ed evangelista Giovanni ci ha trasmesso il mistero della tua incarnazione: per noi uomini e per la nostra salvezza sei disceso dal cielo, mentre eri presso Dio, e nulla è stato fatto senza di te di tutto ciò che esiste. Ci lasciamo prendere dalla poesia del tuo natale, perché impenetrabile il mistero: l’Autore, con il Padre, di tutto ciò che esiste e siamo, è stato partorito dal grembo di una donna. Ci soccorre l’apostolo Paolo, il quale afferma che della tua deità, del mistero della tua incarnazione, sappiamo e vediamo in modo confuso. 


Alla tua presenza, quando ci vedremo faccia a faccia, ci sarà tutto svelato. Non bastava che il Padre si manifestasse attraverso la parola dei profeti per dispiegare il suo disegno di salvezza al popolo. Quando venne la pienezza dei tempi la Parola di Dio si è fatta carne in te, Verbo umanato, venuto a condividere la condizione umana, fino all'umiliazione di offrirti vittima sacrificale sull'altare della croce; estrema oblatività di amore per il dono della tua vita. A queste altezze impenetrabili all'umano intelletto sei pervenuto, Figlio di Dio. A quanti ti hanno accolto hai dato l’adozione a figli, per cui sentiamo di essere tuoi fratelli nella carne e figli di Dio. Per mezzo tuo non è più impronunziabile il nome di Iddio, ma a Lui ci hai dato accesso, chiamandolo Abbah; allo stesso modo chiamato e invocato da te. Per te medesimo, Cristo nostro Signore, abbiamo accesso presso il Padre nella nostra preghiera. Tu uno di noi, per noi.




Natale del Signore - Anno A 
Messa del giorno 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)


1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2 Egli era in principio presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. 6 Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce,perché tutti credessero per mezzo di lui. 8 Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 11 Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. 12 A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali non da sangue, né da volere di carne,né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15 Giovanni gli rende testimonianza e grida: “Ecco l’uomo di cui io dissi:Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me”. 16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. 17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.18 Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Breve esegesi 
 

Dio in diversi modi nel tempo e nella storia ha parlato per mezzo dei profeti, ora si è rivelato, si è manifestato nel Verbo Incarnato. La Parola di Dio si è fatta carne. E’ il mistero. L’evangelista Giovanni ci dispiega la Incarnazione del Verbo. La narrazione della nascita di Gesù secondo il vangelo di Luca è fatta propria dal popolo di Dio, perché dalla narrazione coglie gli aspetti umani e storici. Chi attende alla vita nello spirito di Dio, non può non cogliere il senso del mistero di un Dio che si è fatto carne, assumendo la condizione della umana fragilità, nella coabitazione e condivisione di vita con altri uomini, pur essendo in uno con il Padre nella creazione: “Senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”. Il Verbo, la rivelazione di Dio giunta nella pienezza dei tempi, si è fatta carne, umana fragilità, predisposta alla morte in croce per la umana redenzione, pur essendo Lui la luce vera che illumina ogni uomo. Per suo mezzo siamo assimilati a figli di Dio e per suo mezzo abbiamo visto Dio, “l’unigenito figlio di Dio che è nel seno del Padre, ce lo ha rivelato”. L’atto di fede è un mistero da contemplare:“Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e si è incarnato nel seno della Vergine Maria”. 
Meditazione pregata 
 

Cristo Gesù, l’evangelista Luca ci ha trasmesso l’evento storico della tua nascita, e noi abbiamo colto la poesia del farti bambino, dell’essere nato tra due animali, accogliendo la tradizione di Francesco, la contemplazione di tua madre, l’annunzio dell’angelo e l’adorazione dei pastori. Il tuo apostolo ed evangelista Giovanni ci ha trasmesso il mistero della tua incarnazione: per noi uomini e per la nostra salvezza sei disceso dal cielo, mentre eri presso Dio, e nulla è stato fatto senza di te di tutto ciò che esiste. Ci lasciamo prendere dalla poesia del tuo natale, perché impenetrabile il mistero: l’Autore con il Padre, di tutto ciò che esiste e siamo, è stato partorito dal grembo di una donna. Ci soccorre l’apostolo Paolo, il quale afferma che della tua deità, del mistero della tua incarnazione, sappiamo e vediamo in modo confuso. Alla tua presenza, quando ci vedremo faccia a faccia, ci sarà tutto svelato. Non bastava che il Padre si manifestasse attraverso la parola dei profeti per dispiegare il suo disegno di salvezza al popolo. Quando venne la pienezza dei tempi la Parola di Dio si è fatta carne in te, Verbo umanato, venuto a condividere la condizione umana, fino all’umiliazione di offrirti vittima sacrificale sull’altare della croce; estrema oblatività di amore per il dono della tua vita. A queste altezze impenetrabili all’umano intelletto sei pervenuto, Figlio di Dio. A quanti ti hanno accolto hai dato l’adozione a figli, per cui sentiamo di essere tuoi fratelli nella carne e figli di Dio. Per mezzo tuo non è più impronunziabile il nome di Iddio, ma a Lui ci hai dato accesso, chiamandolo Abbah, allo stesso modo chiamato e invocato da te. Per te medesimo, Cristo nostro Signore, abbiamo accesso presso il Padre nella nostra preghiera. Tu uno di noi, per noi. 
 

Per la vita 
Del natale cogliamo gli aspetti umani, la realtà di un Dio che si è fatto bambino, tenerezza umana e divina assieme. Questo elemento suscita sentimenti che ci portano alla condivisione umana. Basta pensare ai pranzi natalizi per i poveri e le famiglie che si uniscono per la condivisione di un pranzo che va anche aldilà della condivisione del cibo. Tutto questo ti arricchisce umanamente, ma è unito al cogliere il mistero della incarnazione di Dio? Il Verbo, la Parola, che si è incarnato nel seno della Vergine Maria, in colei che si è fatta serva della Parola, suscita uguale sensibilità spirituale? Quanto risuonano in te il compimento delle profezie? Se tutto l’avvento è un andare incontro al Cristo che viene, di ricchezza umana e spirituale di questo Natale, cosa e quanto è rimasto in te? Ti saranno presenti i doni che hai portato a quanti suscitano in te amore e affetto e ugualmente ne hai ricevuti, e ti rimangono anche nel guardarli e usarli. Pensi che il dono è solo un segno? Il segno di quel grande amore per cui “Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio” a noi? Questo è il dono, il vero dono. Innesti i tuoi doni nel dono per eccellenza fatto a noi dal Padre Iddio?
La preghiera e la Lectio Divina sono tratte dai libri:
"Pregare il Vangelo" e "Lectio Divina" (2016) di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm


domenica 18 dicembre 2016

Pregare il Vangelo & Lectio Divina


IV Domenica di Avvento – Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)
Preghiera


Giuseppe, uomo di Dio, pio e giusto, umile servo del disegno del Signore, hai accettato il ruolo che Lui ti ha assegnato: apparire agli occhi degli uomini padre di Gesù, il Messia da Dio promesso al suo popolo, Figlio di Dio. Apparire e non essere. Avevi scelto Maria come tua sposa e aspettavi il tempo stabilito per accoglierla nella tua casa e vivere per sempre con lei, quando l’hai vista incinta. 


Lo sgomento e lo smarrimento ti hanno colto. Avresti dovuto ripudiarla pubblicamente, secondo legge e tradizione. In crisi l’amore e la stima che nutrivi per lei. Il dramma e il tormento non ti hanno fatto dimenticare l’amore con cui l’hai amata, e hai pensato di rimandarla in segreto. 

Pur pensando lei nel peccato e tu essendo nel tormento, non hai voluto esporla e, mentre hai visto finito il tuo sogno, in sogno ti è apparso l’angelo, mandato da Colui che ti ha scelto, perché collaborassi al suo disegno di salvezza per l’umanità. Il tuo sì a Dio si è unito a quello della tua sposa Maria e ti sei reso servo del Signore, affidandoti totalmente a Lui. L’angelo ti ha rivelato che quanto è avvenuto in lei era opera dello Spirito Santo e hai ripreso con te Maria. Tu, Giuseppe, uomo dell’antico popolo di Dio, sei della discendenza di Davide, della quale hanno fatto parte Maria e Gesù. Il Cristo Messia era profeticamente identificabile quale Figlio di Davide; con questa invocazione di fede fu guarito il cieco da Gesù. Giuseppe, servo del Signore, della sacra famiglia sei stato contemplativo e mistico. Hai coltivato il silenzio di Dio tra umile servizio e ascolto delle movenze di Maria e Gesù. Silenzio e ammirazione per l’opera di Dio hanno riempito il tuo cuore, la tua mente, il tuo umile lavoro quotidiano di carpentiere. Mistico, perché ti è stato dato di ascoltare e colloquiare in ambito divino con Gesù e Maria e in questa dimensione divina sei stato chiamato in cielo dal Padre. Tu, Giuseppe, uomo giusto e servo del Signore.




IV Domenica di Avvento - Anno A 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 1,18-24)
18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 ”Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Breve esegesi 
Maria e Giuseppe erano promessi sposi. La promessa avveniva davanti a due testimoni e gli sposi si legavano l’uno all'altro. Il matrimonio avveniva dopo un anno dalla promessa. La sposa si recava in caso dello sposo, ove si celebrava la festa con gli invitati del villaggio. La sposa rimaneva in casa dello sposo. Questo evento determinava il legame matrimoniale. Nel tempo della promessa Giuseppe ha modo di notare che Maria ha il grembo pregnante. Secondo la legge avrebbe dovuto darle il libello di ripudio. Essendo uomo giusto, timorato di Dio, pensò di rimandarla in segreto. Maria troppo presa e fedele al suo Signore, nulla ha voluto umanamente condividere o giustificare presso il suo sposo. Ha lasciato la sua causa a colui che l’ha chiamata ad essere la madre del suo Signore. Come avveniva nell'Antico Testamento Dio manifesta il suo disegno e il suo volere attraverso il sogno e nel sonno. E’ l’angelo ad avvertire Giuseppe di prendere con sé Maria. Quanto avvenuto in Maria è opera di Dio e sua volontà. Giuseppe uomo giusto, prende con sé Maria. Di Gesù sarà padre putativo presso Dio e non presso gli uomini che lo riconosceranno come il figlio di Giuseppe il falegname.

Meditazione pregata 
Giuseppe, uomo di Dio, pio e giusto, umile servo del disegno del Signore, hai accettato il ruolo che Lui ti ha assegnato: apparire agli occhi degli uomini padre di Gesù, il Messia da Dio promesso al suo popolo, Figlio di Dio. Apparire e non essere. Avevi scelto Maria come tua sposa e aspettavi il tempo stabilito per accoglierla nella tua casa e vivere per sempre con lei, quando l’hai vista incinta. Lo sgomento e lo smarrimento ti hanno colto. Avresti dovuto ripudiarla pubblicamente, secondo legge e tradizione. In crisi l’amore e la stima che nutrivi per lei. Il dramma e il tormento non ti hanno fatto dimenticare l’amore con cui l’hai amata, e hai pensato di rimandarla in segreto. Pur pensando lei nel peccato e tu essendo nel tormento, non hai voluto esporla e, mentre hai visto finito il tuo sogno, in sogno ti è apparso l’angelo, mandato da Colui che ti ha scelto, perché collaborassi al suo disegno di salvezza per l’umanità. Il tuo sì a Dio si è unito a quello della tua sposa Maria e ti sei reso servo del Signore, affidandoti totalmente a Lui. L’angelo ti ha rivelato che quanto è avvenuto in lei era opera dello Spirito Santo e hai ripreso con te Maria. Tu, Giuseppe, uomo dell’antico popolo di Dio, sei della discendenza di Davide, della quale hanno fatto parte Maria e Gesù. Il Cristo Messia era profeticamente identificabile quale Figlio di Davide. Con questa invocazione di fede fu guarito il cieco da Gesù. Giuseppe, servo del Signore, della sacra famiglia sei stato contemplativo e mistico. Hai coltivato il silenzio di Dio tra umile servizio e in ascolto delle movenze di Maria e Gesù. Silenzio e ammirazione per l’opera di Dio hanno riempito il tuo cuore, la tua mente, il tuo umile lavoro quotidiano di carpentiere. Mistico, perché ti è stato dato di ascoltare e colloquiare in ambito divino con Gesù e Maria e in questa dimensione divina sei stato chiamato in cielo dal Padre. Tu, Giuseppe, uomo giusto e servo del Signore.

Per la vita 
Per mezzo del suo angelo Gabriele Dio è imploso nei promessi sposi Maria e Giuseppe. Maria umile figlia di Israele , mentre come tale attendeva alla promessa messianica per il suo popolo, è stata chiamata da Dio ad essere lei ad incarnare la promessa messianica, pregnante del Figlio Messia, ad opera dello Spirito Santo. Uno stato in cui si è raccolta in intimità divina con il Padre Iddio, suo Signore Qualsiasi figlia di Israele avrebbe gridato al mondo quanto è avvenuto in lei per grazia di Dio, nell'essere la madre dell’atteso Messia. Lei che si è fatta serva della Parola di Dio, avrebbe incarnato la Parola, il Verbo. Il mistero di Dio ha avvolto Maria, tanto da non partecipare al suo prossimo sposo quanto Dio ha operato in lei, abbandonandosi al disegno, alla strategia, al volere di Dio, e a null'altro interessata. Giuseppe, vedendo il grembo pregnante di Maria, pensa di rimandarla in segreto. L’angelo appare in sogno a Giuseppe, come avveniva nell'Antico Testamento la rivelazione di Dio, per dirgli di prendere con se Maria. Quanto è in lei è opera dello Spirito Santo. Giuseppe, timorato di Dio e come Maria obbediente al suo farsi strumento di Dio, prende con se Maria. Quale ripercussione ha in te la scelta di Maria?

La preghiera e la Lectio Divina sono tratte dai libri:
"Pregare il Vangelo" e "Lectio Divina" (2016) di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm