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sabato 26 marzo 2016

L'angoscia di una assenza. Meditazioni sul Sabato Santo

Prima meditazione

Con sempre maggior insistenza si sente parlare nel nostro tempo della morte di Dio. Per la prima volta, in Jean Paul, si tratta solo di un sogno da incubo: Gesù morto annuncia ai morti, dal tetto del mondo, che nel suo viaggio nell'aldilà non ha trovato nulla, né cielo, né Dio misericordioso, ma solo il nulla infinito, il silenzio del vuoto spalancato. Si tratta ancora di un sogno orribile che viene messo da parte, gemendo nel risveglio, come un sogno appunto, anche se non si riuscirà mai a cancellare l’angoscia subita, che stava sempre in agguato, cupa, nel fondo dell’anima. Un secolo dopo, in Nietzsche, è una serietà mortale che si esprime in un grido stridulo di terrore: «Dio è morto! Dio rimane morto! E noi lo abbiamo ucciso!». Cinquant’anni dopo, se ne parla con distacco accademico e ci si prepara a una “teologia dopo la morte di Dio”, ci si guarda intorno per vedere come poter continuare e si incoraggiano gli uomini a prepararsi a prendere il posto di Dio. Il mistero terribile del Sabato santo, il suo abisso di silenzio, ha acquistato quindi nel nostro tempo una realtà schiacciante. Giacché questo è il Sabato santo: giorno del nascondimento di Dio, giorno di quel paradosso inaudito che noi esprimiamo nel Credo con le parole «disceso agli inferi», disceso dentro il mistero della morte. Il Venerdì santo potevamo ancora guardare il trafitto. Il Sabato santo è vuoto, la pesante pietra del sepolcro nuovo copre il defunto, tutto è passato, la fede sembra essere definitivamente smascherata come fanatismo. Nessun Dio ha salvato questo Gesù che si atteggiava a Figlio suo. Si può essere tranquilli: i prudenti che prima avevano un po’ titubato nel loro intimo se forse potesse essere diverso, hanno avuto invece ragione. 
Sabato santo: giorno della sepoltura di Dio; non è questo in maniera impressionante il nostro giorno? Non comincia il nostro secolo a essere un grande Sabato santo, giorno dell’assenza di Dio, nel quale anche i discepoli hanno un vuoto agghiacciante nel cuore che si allarga sempre di più, e per questo motivo si preparano pieni di vergogna e angoscia al ritorno a casa e si avviano cupi e distrutti nella loro disperazione verso Emmaus, non accorgendosi affatto che colui che era creduto morto è in mezzo a loro?
Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso: ci siamo propriamente accorti che questa frase è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana e che noi spesso nelle nostre viae crucis abbiamo ripetuto qualcosa di simile senza accorgerci della gravità tremenda di quanto dicevamo? Noi lo abbiamo ucciso, rinchiudendolo nel guscio stantio dei pensieri abitudinari, esiliandolo in una forma di pietà senza contenuto di realtà e perduta nel giro di frasi fatte o di preziosità archeologiche; noi lo abbiamo ucciso attraverso l’ambiguità della nostra vita che ha steso un velo di oscurità anche su di lui: infatti che cosa avrebbe potuto rendere più problematico in questo mondo Dio se non la problematicità della fede e dell’amore dei suoi credenti? 

L’oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa. Ma nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. E ancora una cosa: solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi. L’immagine che si erano formata di Dio, nella quale avevano tentato di costringerlo, doveva essere distrutta perché essi attraverso le macerie della casa diroccata potessero vedere il cielo, lui stesso, che rimane sempre l’infinitamente più grande. Noi abbiamo bisogno del silenzio di Dio per sperimentare nuovamente l’abisso della sua grandezza e l’abisso del nostro nulla che verrebbe a spalancarsi se non ci fosse lui. 

C’è una scena nel Vangelo che anticipa in maniera straordinaria il silenzio del Sabato santo e appare quindi ancora una volta come il ritratto del nostro momento storico. Cristo dorme in una barca che, sbattuta dalla tempesta, sta per affondare. Il profeta Elia aveva una volta irriso i preti di Baal, che inutilmente invocavano a gran voce il loro dio perché volesse far discendere il fuoco sul sacrificio, esortandoli a gridare più forte, caso mai il loro dio stesse a dormire. Ma Dio non dorme realmente? Lo scherno del profeta non tocca alla fin fine anche i credenti del Dio di Israele che viaggiano con lui in una barca che sta per affondare? Dio sta a dormire mentre le sue cose stanno per affondare, non è questa l’esperienza della nostra vita? La Chiesa, la fe­de, non assomigliano a una piccola barca che sta per affondare, che lotta inutilmente contro le onde e il vento, mentre Dio è assente? I discepoli gridano nella disperazione estrema e scuotono il Signore per svegliarlo, ma egli si mostra meravigliato e rimprovera la loro poca fede. Ma è diversamente per noi? Quando la tempesta sarà passata, ci accorgeremo di quanto la nostra poca fede fosse carica di stoltezza. E tuttavia, o Signore, non possiamo fare a meno di scuotere te, Dio che stai in silenzio e dormi, e gridarti: svegliati, non vedi che affondiamo? Destati, non lasciar durare in eterno l’oscurità del Sabato santo, lascia cadere un raggio di Pasqua anche sui nostri giorni, accompagnati a noi quando ci avviamo disperati verso Emmaus perché il nostro cuore possa accendersi alla tua vicinanza. Tu che hai guidato in maniera nascosta le vie di Israele per essere finalmente uomo con gli uomini, non ci lasciare nel buio, non permettere che la tua parola si perda nel gran sciupio di parole di questi tempi. Signore, dacci il tuo aiuto, perché senza di te affonderemo.
Amen.

Seconda Meditazione

Il nascondimento di Dio in questo mondo costituisce il vero mistero del Sabato santo, mistero accennato già nelle parole enigmatiche secondo cui Gesù è «disceso all'inferno». Nello stesso tempo l’esperienza del nostro tempo ci ha offerto un approccio completamente nuovo al Sabato santo, giacché il nascondimento di Dio nel mondo che gli appartiene e che dovrebbe con mille lingue annunciare il suo nome, l’esperienza dell’impotenza di Dio che è tuttavia l’onnipotente – questa è l’esperienza e la miseria del nostro tempo.
Ma anche se il Sabato santo in tal modo ci si è avvicinato profondamente, anche se noi comprendiamo il Dio del Sabato santo più della manifestazione potente di Dio in mezzo ai tuoni e ai lampi, di cui parla il Vecchio Testamento, rimane tuttavia insoluta la questione di sapere che cosa si intende veramente quando si dice in maniera misteriosa che Gesù «è disceso all'inferno». Diciamolo con tutta chiarezza: nessuno è in grado di spiegarlo veramente. Né diventa più chiaro dicendo che qui inferno è una cattiva traduzione della parola ebraica shêol, che sta a indicare semplicemente tutto il regno dei morti, e quindi la formula vorrebbe originariamente dire soltanto che Gesù è disceso nella profondità della morte, è realmente morto e ha partecipato all'abisso del nostro destino di morte. Infatti sorge allora la domanda: che cos'è realmente la morte e che cosa accade effettivamente quando si scende nella profondità della morte? 


Dobbiamo qui porre attenzione al fatto che la morte non è più la stessa cosa dopo che Cristo l’ha subita, dopo che egli l’ha accettata e penetrata, così come la vita, l’essere umano, non sono più la stessa cosa dopo che in Cristo la natura umana poté ve­nire a contatto, e di fatto venne, con l’essere proprio di Dio. Prima la morte era soltanto morte, separazione dal paese dei viventi e, anche se con diversa profondità, qualcosa come “inferno”, lato notturno dell’esistere, buio impenetrabile. Adesso però la morte è anche vita e quando noi oltrepassiamo la glaciale solitudine della soglia della morte, ci incontriamo sempre nuovamente con colui che è la vita, che è voluto divenire il compagno della nostra solitudine ultima e che, nella solitudine mortale della sua angoscia nell'orto degli ulivi e del suo grido sulla croce «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», è divenuto partecipe delle nostre solitudini. 
Se un bambino si dovesse avventurare da solo nella notte buia attraverso un bosco, avrebbe paura anche se gli si dimostrasse centinaia di volte che non c’è alcun pericolo. Egli non ha paura di qualcosa di determinato, a cui si può dare un nome, ma nel buio sperimenta l’insicurezza, la condizione di orfano, il carattere sinistro dell’esistenza in sé. Solo una voce umana potrebbe consolarlo; solo la mano di una persona cara potrebbe cacciare via come un brutto sogno l’angoscia. C’è un’angoscia – quella vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini – che non può essere superata mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama. Quest’angoscia infatti non ha un oggetto a cui si possa dare un nome, ma è solo l’espressione terribile della nostra solitudine ultima. Chi non ha sentito la sensazione spaventosa di questa condizione di abbandono? Chi non avvertirebbe il miracolo santo e consolatore suscitato in questi frangenti da una parola di affetto? Laddove però si ha una solitudine tale che non può essere più raggiunta dalla parola trasformatrice dell’amore, allora noi parliamo di inferno. 

E noi sappiamo che non pochi uomini del nostro tempo, apparentemente così ottimistico, sono dell’avviso che ogni incontro rimane in superficie, che nessun uomo ha accesso all'ultima e vera profondità dell’altro e che quindi nel fondo ultimo di ogni esistenza giace la disperazione, anzi l’inferno. 
Jean-Paul Sartre ha espresso questo poeticamente in un suo dramma e nello stesso tempo ha esposto il nucleo della sua dottrina sull'uomo. Una cosa è certa: c’è una notte nel cui buio abbandono non penetra alcuna parola di conforto, una porta che noi dobbiamo oltrepassare in solitudine assoluta: la porta della morte. Tutta l’angoscia di questo mondo è in ultima analisi l’angoscia provocata da questa solitudine. Per questo motivo nel Vecchio Testamento il termine per indicare il regno dei morti era identico a quello con cui si indicava l’inferno: shêol. La morte infatti è solitudine assoluta. 
Ma quella solitudine che non può essere più illuminata dall'amore, che è talmente profonda che l’amore non può più accedere a essa, è l’inferno. 

«Disceso all’inferno»: questa confessione del Sabato santo sta a significare che Cristo ha oltrepassato la porta della solitudine, che è disceso nel fondo irraggiungibile e insuperabile della nostra condizione di solitudine. Questo sta a significare però che anche nella notte estrema nella quale non penetra alcuna parola, nella quale noi tutti siamo come bambini cacciati via, piangenti, si dà una voce che ci chiama, una mano che ci prende e ci conduce. La solitudine insuperabile dell’uomo è stata superata dal momento che Egli si è trovato in essa. L’inferno è stato vinto dal momento in cui l’amore è anche entrato nella regione della morte e la terra di nessuno della solitudine è stata abitata da lui. Nella sua profondità l’uomo non vive di pane, ma nell'autenticità del suo essere egli vive per il fatto che è amato e gli è permesso di amare. A partire dal momento in cui nello spazio della morte si dà la presenza dell’amore, allora nella morte penetra la vita: ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata – prega la Chiesa nella liturgia funebre. 
Nessuno può misurare in ultima analisi la portata di queste parole: «disceso all’inferno». Ma se una volta ci è dato di avvicinarci all’ora della nostra solitudine ultima, ci sarà permesso di comprendere qualcosa della grande chiarezza di questo mistero buio. Nella certa speranza che in quell’ora di estrema solitudine non saremo soli, possiamo già adesso presagire qualcosa di quello che avverrà. E in mezzo alla nostra protesta contro il buio della morte di Dio cominciamo a diventare grati per la luce che viene a noi proprio da questo buio.

Terza Meditazione

Nel breviario romano la liturgia del triduo sacro è strutturata con una cura particolare; la Chiesa nella sua preghiera vuole per così dire trasferirci nella realtà della passione del Signore e, al di là delle parole, nel centro spirituale di ciò che è accaduto. Se si volesse tentare di contrassegnare in poche battute la liturgia orante del Sabato santo, allora bisognerebbe soprattutto parlare dell’effetto di pace profonda che traspira da essa. Cristo è penetrato nel nascondimento (Verborgenheit), ma nello stesso tempo, proprio nel cuore del buio impenetrabile, egli è penetrato nella sicurezza (Geborgenheit), anzi egli è diventato la sicurezza ultima. Ormai è diventata vera la parola ardita del salmista: e anche se mi volessi nascondere nell’inferno, anche là sei tu. E quanto più si percorre questa liturgia, tanto più si scorgono brillare in essa, come un’aurora del mattino, le prime luci della Pasqua. Se il Venerdì santo ci pone davanti agli occhi la figura sfigurata del trafitto, la liturgia del Sabato santo si rifà piuttosto all’immagine della croce cara alla Chiesa antica: alla croce circondata da raggi luminosi, segno, allo stesso modo, della morte e della risurrezione. 
Il Sabato santo ci rimanda così a un aspetto della pietà cristiana che forse è stato smarrito nel corso dei tempi. Quando noi nella preghiera guardiamo alla croce, vediamo spesso in essa soltanto un segno della passione storica del Signore sul Golgota. 


L’origine della devozione alla croce è però diversa: i cristiani pregavano rivolti a Oriente per esprimere la loro speranza che Cristo, il sole vero, sarebbe sorto sulla storia, per esprimere quindi la loro fede nel ritorno del Signore. La croce è in un primo tempo legata strettamente con questo orientamento della preghiera, essa viene rappresentata per così dire come un’insegna che il re inalbererà nella sua venuta; nell'immagine della croce la punta avanzata del corteo è già arrivata in mezzo a coloro che pregano. Per il cristianesimo antico la croce è quindi soprattutto segno della speranza. Essa non implica tanto un riferimento al Signore passato, quanto al Signore che sta per venire. Certo era impossibile sottrarsi alla necessità intrinseca che, con il passare del tempo, lo sguardo si rivolgesse anche all'evento accaduto: contro ogni fuga nello spirituale, contro ogni misconoscimento dell’incarnazione di Dio, occorreva che fosse difesa la prodigalità inimmaginabile dell’amore di Dio che, per amore della misera creatura umana, è diventato egli stesso un uomo, e quale uomo! Occorreva difendere la santa stoltezza dell’amore di Dio che non ha scelto di pronunciare una parola di potenza, ma di percorrere la via dell’impotenza per mettere alla gogna il nostro sogno di potenza e vincerlo dall'interno. 


Ma così non abbiamo dimenticato un po’ troppo la connessione tra croce e speranza, l’unità tra l’Oriente e la direzione della croce, tra passato e futuro esistente nel cristianesimo? Lo spirito della speranza che alita sulle preghiere del Sabato santo dovrebbe nuovamente penetrare tutto il nostro essere cristiani. Il cristianesimo non è soltanto una religione del passato, ma, in misura non minore, del futuro; la sua fede è nello stesso tempo speranza, giacché Cristo non è soltanto il morto e il risorto ma anche colui che sta per venire.
O Signore, illumina le nostre anime con questo mistero della speranza perché riconosciamo la luce che è irraggiata dalla tua croce, concedici che come cristiani procediamo protesi al futuro, incontro al giorno della tua venuta.
Amen.

PREGHIERA


Signore Gesù Cristo, nell'oscurità della morte Tu hai fatto luce; nell'abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre la protezione potente del Tuo amore; in mezzo al Tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati. Concedici l’umile semplicità della fede, che non si lascia fuorviare quando Tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico; concedici, in questo tempo nel quale attorno a Te si combatte una lotta mortale, luce sufficiente per non perderti; luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno. Fai brillare il mistero della Tua gioia pasquale, come aurora del mattino, nei nostri giorni; concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo al Sabato santo della storia. Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la Tua gloria futura.
Amen.

(del cardinal Joseph Ratzinger)

domenica 20 aprile 2014

Domenica di Pasqua


Risurrezione del Signore
Dal Vangelo secondo Giovanni 
(Gv 20,1-10)
 Preghiera

I Riti della Settimana Santa a Taranto - Cartolina ricordo della manifestazione del 17 aprile 2014









Cristo Gesù, ti hanno posto una grossa pietra avanti al sepolcro, credendo che la tua vicenda fosse conclusa per sempre.
Annullo Filatelico
17 Aprile 2014
Non ti hanno atteso risorto, essendo duri di cuore a intendere le scritture, come hai rimproverato ai discepoli di Emmaus, che ti hanno riconosciuto solo dopo che hai aperto loro il cuore alla intelligenza delle stesse e spezzato il pane con loro. 
In tanti hanno richiesto e visto la potenza del tuo essere divino attraverso i miracoli da te compiuti per loro, mentre non hanno creduto che la stessa potenza divina si potesse manifestare per la tua vittoria sulla morte. Deboli di fede, non hanno creduto alle tue parole. 

VATICANO - 2014
"Gesù" (400° morte di El Greco)
Lo stesso Pietro, sul Tabor, dopo aver ascoltato che di lì a poco saresti salito a Gerusalemme per il compiersi della tua ora e che al terzo giorno saresti risorto da morte, ha voluto fosse totalmente cancellato questo tuo progetto divino. 

La sola Maria di Magdala ha creduto alla tua parola, perché Tu sei risorto in lei. 

Il canto liberatorio del 
“Cristo, mia speranza, è risorto!” 
è il cesello di colei che ha creduto. 

Ha creduto perché ha molto amato. E a noi, che abbiamo compiuto il percorso quaresimale di conversione, di ritorno a te e al tuo Vangelo, dona di essere partecipi della tua risurrezione; di nuovamente sentirci rinati da acqua e Spirito Santo, come nel giorno in cui siamo stati inseriti in te, a te conformati per grazia di redenzione. 


ITALIA - 1994
Tarquinia - Processione del Cristo Risorto

Sia la tua vittoria sulla morte, 
la tua risurrezione, 
la speranza che ci sorregge quando la vita 
ci porta a dover reggere la nostra croce, 
ad attraversare i tunnel. 

VATICANO - 1999
"La Resurrezione"


Sii quella luce che la liturgia della veglia pasquale celebra nel cero e illumina il percorso del credente dal battesimo fino al momento in cui il nostro corpo mortale si poserà disteso davanti al tuo altare, illuminato dalla tua luce, per contemplarti nella luce senza fine.










Busta contenente le sette cartoline della 
Manifestazione Filatelica del 17.04.2014 a Taranto




La Troccola del Venerdì Santo 
ha smesso di suonare !

La Troccola di Venerdì Santo
Taranto 17 Aprile 2014
Foto Franz Gan


La Processione dei Misteri di Venerdì Santo, che ha preso avvio ieri dalla Chiesa della B.V. del Carmelo di Taranto, se pur partita con notevole ritardo e con il pericolo di pioggia, è giunta a termine con uno splendido sole che preannuncia la luce fulgida della Pasqua.
La Troccola, strumento liturgico sacro del
Venerdì Santo, ha smesso di suonare !
Venerdì ha suonato ovunque, in particolare, per le strade del Meridione d’Italia:

"Lu Venniri è di lignu la campana" 

(Il Venerdì è di legno la campana) dicono a Lecce. Infatti, essa sostituisce nei riti cristiani le campane che tacciono nel giorno della Crocifissione e Morte di Gesù. Questo strumento a percussione di ferro su legno ha accompagnato i confratelli del Carmine di Taranto, a piedi scalzi, per tutta la notte del Venerdì Santo.
Quel suono “particolare”, di povero attrezzo di legno, ha scandito le ore più importanti dell'anno liturgico".
Ha ricordato quando " si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio" (Marco, cap, 15, 33), quando Gesù spirò e "il velo del tempio si squarciò in due, la terra si scosse" (Matteo, 27,51). Quel fragore della storia è evocato dalla Troccola, in quel buio che ha avvolto la terra e le Chiese, prima della luce della Resurrezione pasquale.

Buona Pasqua a tutti illuminati dalla “Luce di Cristo”
e dal suono “brillante” delle campane a festa.


Avv. Francesco Gatto
Presidente del Circolo Filatelico e Numismatico
"La Persefone Gaia" di Taranto




Se desideri avere tutte le informazioni sulla
Manifestazione Filatelica 
di Taranto 
del 17 Aprile 2014 (clicca qui) 




Lectio Divina:
Domenica, 20 Aprile, 2014 
Vedere nella notte e credere per l’amore (Giovanni 20, 1-9)

mercoledì 16 aprile 2014

Manifestazione Filatelica I Riti della Settimana Santa 2014



Ore 10,00 - 16,00 TARANTO (Piazza della Vittoria)


Cartolina Manifesto della Settimana Santa 2014
"Gesù alla Colonna"

Saremo li anche sotto la pioggia. 
Veniteci a trovare,
centinaia di cartoline storiche
con annulli filatelici vi aspettano








Vedi le altre cartoline dell'evento:

sabato 12 aprile 2014

Pregare il Vangelo Domenica delle Palme


VATICANO - 1998
Gesù entra in Gerusalemme

Domenica delle Palme
Dal Vangelo secondo Matteo
(Mt 21,1-11) 

Preghiera

Cristo Gesù, sei andato per città e villaggi a portare il Vangelo del Regno, seguito dalle folle, perseveranti nel seguirti; ma affamate. 
Mosso a compassione hai dato loro da mangiare.
Riconoscenti e suggestionate dal beneficio, volevano proclamarti re e Tu sei fuggito nel deserto per incontrare il Padre, pregare ed essere nel suo volere.


CITTA' DEL VATICANO - 2008
Discepoli, Crocifissione e Resurrezione

Ma è giunta l’ora in cui le folle, non suggestionate dal potere religioso, manifestassero quanto era racchiuso nella loro mente e nel loro cuore. 

SMOM - 1999
Gerusalemme, 
città di pace e del Signore, 
luogo della sua presenza nel suo santo tempio, 
voleva e doveva proclamarti Messia. 



Umile, hai cavalcato un’asina e sei entrato in città. La folla in altri momenti aveva ascoltato la tua parola, era stata presente nel tempio, quando disputavi con scribi e dottori della legge e, meravigliata, aveva asserito che la tua parola era un insegnamento fatto con autorità, a differenza di quanti ti avversavano; era meravigliata per segni e prodigi compiuti a favore di ammalati, ciechi e storpi. 


VATICANO - 1995
Gesù tra i dottori

Nel vederti entrare in Gerusalemme ha steso i suoi mantelli, ha strappato ramoscelli di ulivo e, agitandoli in alto, ti ha gridato: 
PORTOGALLO - 1994
Palme


“Osanna al Figlio di Davide! 
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”. 

Osanna, come quando si fa festa nella sinagoga. Cristo Signore, questo è stato un giorno gioioso e glorioso, in cui la voce di Dio si è manifestata nella voce del popolo e dei pellegrini convenuti per celebrare l’antica pasqua; quello triste e drammatico te lo hanno preparato quanti congiuravano per metterti in croce. 


SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA - 2012
Crocifissione di Mantegna

Questa la prospettiva che vivremo, mediante la liturgia, nei giorni che verranno. Vivremo e staremo con te nell’ora delle tenebre. Tu, Cristo Signore, donaci di vivere intensamente questa settimana santa, inserendoci in te nella tua esperienza pasquale.


La preghiera è tratta dal libro: 
Pregare il Vangelo di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm



CITTA' DEL VATICANO - 2013
Scultura di Pericle Fazzini




Narrazione della passione e morte di Gesù
Lectio Divina:
Domenica, 13 Aprile, 2014

sabato 5 aprile 2014

Pregare il Vangelo V Domenica di Quaresima


CITTA' DEL VATICANO - 1977
"Gesù resuscita Lazzaro" (serie sarcofaghi)

5° Domenica di Quaresima 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,1- 45)


Preghiera



SMOM - 1971
San Pietro
Cristo Gesù, hai chiamato al tuo seguito gli apostoli, di questi ne hai scelto tre, Pietro, Giacomo e Giovanni, i tuoi amici, con cui hai condiviso i momenti più intimi della missione. 
SMOM - 2009
San Giacomo
Hai anche coltivato una personale amicizia con Maria, Marta e Lazzaro; un’amicizia che ha trovato nell'attrazione della tua parola, il dispiegamento del tuo Regno, la condivisione della mensa nella loro casa; il tuo cuore: parola e mensa, figure dell’Eucaristia. 

Hai preavvertito la morte del tuo amico Lazzaro e ti sei incamminato verso la sua casa e ai tuoi discepoli hai partecipato che avrebbero visto l’opera di Dio. 

Marta ti è venuta incontro e ha affermato che se Tu fossi stato presso Lazzaro, suo fratello non sarebbe morto. 


VATICANO - 2002
San Giovanni Apostolo

E Tu, Cristo Signore, le hai chiesto una esplicita dichiarazione di fede. Marta ha affermato di credere che Tu sei la resurrezione e la vita e Tu hai ridato la vita a Lazzaro, risuscitandolo da morte. 

VATICANO - 1975
"La resurrezione di Lazzaro"

Come Marta, vorremmo anche noi dirti che sei la nostra vita, che la nostra speranza è posta in te, alimentata da te. Il Vangelo che hai annunziato dà senso e spessore al nostro pensare, parlare e agire; ci pone in continuo confronto con la mentalità, la cultura di questo mondo e dà la gioia nello spirito per “aver scelto la parte migliore”, con l’appartenenza al tuo Regno. La fede e la comunione con il Padre che hai condiviso con Maria, Marta e Lazzaro ha costituito il senso dell’amicizia, che ti ha portato a piangere davanti al sepolcro. Hai dato spessore e senso al modo di intrattenere un rapporto di amicizia, tanto da affermare che “nessuno ama più di colui che dà la vita per i suoi amici”. L’amicizia, nata e generata dal comune incontro con te, ha una profondità del sentire, genera condivisione di vita nello Spirito, aiuta ad alimentare la vita in te, rendendoti presente tra noi, come hai promesso.

La preghiera è tratta dal libro: 
Pregare il Vangelo di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm




In musica
Antonio Calegari
Aria: Man feconda di prodigi




Lectio Divina
"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82): 

sabato 29 marzo 2014

Pregare il Vangelo IV Domenica di Quaresima


Duccio da Buoninsegna
"Gesù guarisce il cieco" (dipinto)
4° Domenica di Quaresima
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 9,1-41)
Preghiera

Cristo Gesù, una malsana concezione giudaica, espressa da scribi e farisei, che si ritenevano giusti, ha fatto ritenere i mali, cui è soggetto l’uomo per la sua creaturalità, come derivati dai suoi peccati.



REPUBLIQUE DU CONGO
>>> Gesù figlio di Davide: il cieco di Betsaida (una nota) <<<

Incontrato un cieco, i tuoi discepoli soggetti alla cultura giudaica, ti hanno chiesto se il peccato fosse suo o dei suoi genitori. 
Cristo Signore, quante false manipolazioni della legge di Dio hai riscontrato in quanti detenevano il potere religioso sul popolo e nei suoi maestri! 
Succede anche oggi nella tua Chiesa, dove è fenomeno istituzionalizzato il poter fare carriera, dimenticando il tuo insegnamento impostoci con la lavanda dei piedi ai discepoli. 
La tua risposta, Cristo Signore, ha aperto orizzonti nuovi alla mentalità dei tuoi discepoli: nessuno ha peccato, in lui si manifesterà l’opera di Dio.

ITALIA - 2004
Santa Lucia protettrice
dei non vedenti
Da peccatore il cieco è divenuto opera di Dio. 
Hai preso saliva e fango, Cristo Signore, unto i suoi occhi e lo hai mandato a lavarsi nella piscina di Siloe, ove ha visto la vita che lo circondava. Hai operato questo segno di sabato, giorno in cui ogni pio giudeo ricorda e contempla il creato, opera delle tue mani; ma occhi ciechi ti hanno maledetto, perché hai trasgredito la legge del loro piccolo dio, hai guarito invece di riposare. 
Quante assurdità contro l’uomo, giustificate dalla falsa fedeltà a Dio Signore: omicidi di eretici, guerre di religione, assoggettamenti di popoli ritenuti incivili. 
I farisei ti hanno anche tolto la patente di profeta, quale trasgressore della legge di Dio: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato”. 

    

Togli dal nostro cuore, Signore, ogni pregiudizio, 
apri i nostri occhi per riconoscere la dignità 
di cui ci hai rivestiti,
ITALIA - 2001
ITALIA - 2006

senza distinzione 
di persone, 
di popoli, 
di religione.



 Siamo tutti opera delle tue mani.

CITTA' DEL VATICANO - 2006
Dialogo tra Religioni


La preghiera è tratta dal libro: 
Pregare il Vangelo di P. Anastasio Francesco Filieri O Carm

Le immagini dei francobolli sono tratte dal sito web "http://www.ibolli.it"






Un cieco incontra la luce Gli occhi si aprono convivendo con Gesù 

Lectio Divina (Giovanni 9,1-41)