domenica 15 luglio 2018

XV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XV Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Marco (Mc. 6,7-13)
Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10 E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”. 12 E partiti, predicavano che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Breve esegesi

Dopo l’insuccesso subito a Nazareth, Gesù coinvolge i suoi discepoli nella missione affidatagli dal Padre. Incomincia a inviarli a due a due, secondo la consuetudine giudaica, come dalla Chiesa primitiva. C’era il vantaggio del mutuo aiuto e il rafforzare la testimonianza:”Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. Gesù vuole che il loro equipaggiamento sia ridotto all'essenziale: un bastone da viandante, un paio di sandali ai piedi, per la durezza delle strada e una tunica, senza neanche il mantello che serviva per ripararsi dal freddo nella notte. Tutto ciò per attestare l’assoluta fiducia in Dio e non nei propri mezzi, ed evidenziare lo spirito che anima ogni missionario. Nei villaggi vi era chi aiutava a dare ospitalità e Gesù invita ad andare dove è stato dato loro di alloggiare e accettare il cibo che veniva loro offerto. Se si è rigettati i discepoli, secondo l’usanza ebraica di quanti andavano in paesi pagani, dovevano scuotere la polvere dai calzari, perché nulla rimanesse in loro del mondo pagano. Come Gesù, e sul suo mandato, i discepoli scacciano i demoni, guariscono i malati e invitano a convertirsi al regno di Dio.

Meditazione pregata

Cristo Gesù, sei andato per l’antico Israele a proclamare il Vangelo del Regno, accompagnato dai tuoi discepoli, posti alla tua sequela. Hanno assistito e assimilato quanto hai detto e fatto; non sono stati semplici spettatori. Accompagnarti è stato un vedere e credere alla tua opera. Ora li mandi in missione, perché condividano e partecipino quanto il Padre ti ha dato di compiere; anche loro protagonisti della missione. Prima della tua ascensione al Padre darai loro il mandato di evangelizzare tutte le genti, nel nome del Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo. Hai affermato che là dove sono due o tre riuniti nel tuo nome sarai in mezzo a loro; per meglio affermare la tua presenza tra i missionari, li mandi a due a due. Ripieni del tuo Spirito per il mandato di convertire e sanare, non porteranno nulla con sé. L’apparato esterno distoglierebbe dalla purezza della missione. Non aggiungeranno i segni dell’osservanza della legge alle tuniche, non cercheranno i primi posti, né si lasceranno chiamare maestri; c’è già chi ha falsato l’insegnamento e l’osservanza della legge del Signore, rivendicando privilegi, arrogandosi potere. Porteranno la tua pace a quanti li accoglieranno, condividendo casa e cibo, non pretendendo altro, oltre la generosa ospitalità. Proclameranno il ritorno a Dio e l’annunzio che in te, Cristo Signore, si sono adempiute le scritture. Come non tutti ti hanno riconosciuto, così avverrà per loro, saranno ricacciati. Hai detto loro di compiere, in questa evenienza, il gesto che compivano i giudei di ritorno dalle terre pagane: scuotere la polvere dai calzari, così i tuoi discepoli richiameranno i riluttanti al ravvedimento, alla conversione. Con i segni, i prodigi in favore dei malati, manifesteranno la potenza divina di colui che li ha mandati. Ma dopo tutto questo si dichiareranno servi inutili. La tua amicizia, il tuo amore sarà la loro unica, grande ricompensa.

Per la vita

Gesù manda in missione i dodici, che prima si sono posti alla sua sequela e istruiti diventano apostoli. La missione è configurabile a quanto hanno visto compiere e condiviso con il loro maestro, facendo propria la sua esemplarità, affidandosi alla potenza del suo mandato e consci della loro umana inadeguatezza. Il discepolo dimentica la propria condizione, condivide e vive in quella di chi lo ha mandato. S. Paolo, l’afferrato da Cristo per l’annunzio del Vangelo ai pagani afferma:”Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Di Cristo Gesù deve fare continuamente memoria, senza poggiare su di sè. E’ il “rinnegare se stessi” affermato da Cristo Gesù a quanti lo seguono per compiere la missione apostolica. Tutto il minimo armamentario di cui deve disporre il discepolo è funzionale a far emergere l’evento del regno di Dio, la necessaria conversione al disegno di Dio. Anche noi per grazia battesimale siamo inseriti in Cristo, per esser membra vive del suo corpo che è la Chiesa. Hai una tua presenza nella tua comunità cristiana per esercitare i carismi, le potenzialità che Dio ha immesso in te, per il servizio dei più? Hai spirito missionario per la tua Chiesa? Non è un optional!


sabato 7 luglio 2018

XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



XIV Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Marco (Mc. 6,1-6)

1 Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2 venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3 Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si scandalizzavano di lui. 4 Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. 5 E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6 E si meravigliava della loro incredulità.

Beve esegesi

Gesù ritorna nella “sua patria”, riconosciuta tale per essere stato allevato a Nazareth, accompagnato dai suoi discepoli. La patria era il luogo degli antenati e non configurabile al luogo della nascita, Betlemme. Entra di sabato nella sinagoga, come ogni buon ebreo. Il sabato era il giorno dedicato alla preghiera e all'istruzione religiosa. Gesù prende la parola, come è a tutti consentito per leggere e interpretare la legge. Tutti gli astanti rimangono stupiti per la sua sapienza e intelligenza e per i miracoli che gli si attribuivano. La loro conoscenza era rimasta a quando lo avevano visto in casa con Maria e Giuseppe e per il lavoro di falegname che esercitava con il padre putativo. I miracoli che gli si attribuivano, di cui erano venuti a conoscenza e la sapienza manifestata avevano inorgoglito i compaesani, che avrebbero voluto vedere il compiersi di prodigi tra loro. Non andavano oltre la conoscenza dei familiari. Ben lontani dal riconoscerlo Cristo Messia, né il profeta. Lui come tanti profeti disprezzato dai suoi. Gesù stizzito evidenzia il loro disprezzo per la mancanza di fede. Impone le mani su alcuni malati e li guarisce. Va via meravigliato per la loro incredulità.

Meditazione pregata

Cristo Gesù, sei andato di villaggio in villaggio ad annunziare il Vangelo del Regno, rafforzando l’autorità della Parola con i segni che l’accompagnavano. Con i tuoi discepoli ti sei recato tra la tua gente, i nazaretani, che si sono gloriati per quanto hai compiuto nella Galilea ed è risuonato tra loro. Nel giorno del riposo sabbatico, come ogni giudeo osservante della legge del Signore, ti sei recato nella sinagoga, per pregare e proclamare la legge del Signore. Nel tuo intervento, massimo è stato lo stupore dei tuoi compaesani, per l’autorità e l’incisività della tua Parola. Signore Gesù, abbiamo sempre nostalgia dei momenti in cui dispiegavi con autorità la Parola, aprendo il cuore e la mente alla fede in te di quanti ti ascoltavano. Anche nella nostra celebrazione liturgica risuona la Parola del Signore e rendiamo grazie a Dio che la fa proclamare per il suo popolo nell'assemblea; ma quanta ritualità è impressa in quella proclamazione! Non suscita meraviglia, non è segno di contraddizione, non ci pone di fronte a una scelta. Tu fa’ che non ci appiattiamo sulla stessa, configurandola alle tante parole che i vari mezzi di comunicazione, come anche le tante persone ci propinano, assommandola alle stesse. Donaci di trovare spazi di deserto in cui farla risuonare in noi, nella nostra vita. Sia l’ascolto del tuo Vangelo il porci di fronte a una scelta di vita, un sentire la chiamata a seguirti, una forte risonanza; non sia la stessa posta in termini critici, ridotta a questioni campanilistiche, come fatto dai tuoi compaesani, per riconoscerti solo come figlio di Giuseppe. Sei il Figlio di Dio, come tale accogliamo in noi la tua Parola. Chi l’ascolta, anche se non credente, ha la sensazione che non è di un piano umano, è nell’ordine della trascendenza. Fa’ che tutti abbiano ad accoglierla con cuore povero e sincero. Faremo questo e avremo la vita, parafrasando quanto dicesti al dottore della legge.

Per la vita

Nella Chiesa di Dio è continuata l’opera di distruzione di tanti profeti che il Signore ha mandato. Tutta gente che non quadrava con le nostre personali convinzioni o con quelle del tempo corrente. Tanti profeti inascoltati e vituperati, cui solo il tempo e gli scritti che contenevano la sapienza che è da Dio, dispiegata nell'oggi di Dio, hanno fatto intravedere essere veri profeti, uomini di Dio. Come Cristo disprezzati perché si voleva fossero compiute opere secondo la compiacenza del tempo. Ma i santi, i profeti erano illuminati dalla Spirito di Dio, i cui metri sono imperscrutabili, conoscibili solo dagli uomini di Dio e non da quanti ”gestiscono le cose di Dio”, che configurano tutto secondo una umana e compiacente sapienza.”Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”. Cristo Signore prima di lasciarci ha detto ai suoi:”Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa”. Tutto e solo dal suo Spirito e non dai metri, convenienze umane o varie strutture curiali, come è stato per i nazaretani con Gesù, può e deve essere valutato: “Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito”.


domenica 1 luglio 2018

XIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XIII Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Marco (Mc. 5,21-43)

21 Essendo passato di nuovo Gesù all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. 22 Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo,  gli si gettò ai piedi 23 e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”. 24 Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. 25 Ora una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia 26 e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, 27 udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: 28 ”Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. 29 E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. 30 Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi mi ha toccato il mantello?”. 31 I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?”. 32 Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33 E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34 Gesù rispose: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. 35 Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. 36 Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, continua solo ad aver fede!”. 37 E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38 Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. 39 Entrato, disse loro: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. 40 Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. 41 Presa la mano della bambina, le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. 42 Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43 Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

Breve esegesi

Gesù arrivato all'altra sponda è inseguito dalla folla, incuriosita dai segni da lui compiuti. Gesù vuole che sia la fede a suscitare i segni della potenza divina in lui. Uno dei capi della sinagoga si prostra ai suoi piedi, segno di riconoscere la sua autorità, ma è anche atteggiamento di implorazione, e lo supplica perché venga nella sua casa a imporre le mani sulla figlia morente e salvarla dalla morte. La sinagoga era composta da un archisinagogo, coadiuvato da un consiglio di altre tre o sette persone. Era uno dei capi. Gesù si avvia verso la casa, attorniato da gran folla. Afferma che la fanciulla dorme e le dice: “Fanciulla io ti dico alzati”. La risuscita. Una donna che aveva emorragie di sangue, di nascosto si avvicina a Gesù e gli tocca il mantello sperando di essere guarita dalla potenza che emanava dal Figlio di Dio. Non si presenta davanti a lui per non sentirsi dichiarata impura e allontanata, come tutte le donne che perdono sangue, anche al momento della mestruazione. Tocca furtivamente il mantello di Gesù ed è guarita immediatamente, come anche Gesù avverte la forza che era uscita da lui e chiede: “Chi mi ha toccato”? La donna si getta ai piedi di Gesù che le dice: “La sua fede ti ha salvata, va in pace”.

Meditazione pregata

Cristo Gesù, l’autorità, la potenza della tua Parola si completa nei segni che Tu fai. Nicodemo venne a incontrarti, affermando che Tu sei da Dio, perché nessuno può fare i segni che Tu fai, se Dio non è con lui. Nicodemo era un capo dei farisei; ora è un capo della sinagoga che si getta ai tuoi piedi per implorarti di andare da lui e guarirgli la figlia morente. Avesse avuto tanta fede l’antico Israele come questo suo capo, non saresti salito sul calvario e non sappiamo quale sarebbe stato il disegno divino. Ti incamminavi verso la casa del capo della sinagoga e una donna malata ha pensato di poter essere guarita, toccandoti solo il mantello. In altri momenti hai affermato di non aver visto tanta fede in Israele, ora invece ne hai riscontrato a sufficienza. Si direbbe giornata felice per la fede dell’antico popolo di Dio. Ti ha riconosciuto come suo salvatore. La fede di questa donna si è manifestata non nel magnetismo della tua veste, bensì nella potenza divina che emanava. Grandezza di queste donne, come la vedova che, avendo messo due spiccioli nel tesoro, aveva donato tutto quanto aveva al tempio del Signore. E la madre tua, da cui sei stato generato, si è dichiarata serva della Parola. Il Padre Iddio ha compiuto in lei grandi cose, perché ha posato lo sguardo sull’umiltà della sua serva. L’umiltà è verità nel porsi davanti a Colui che è. Tu fa’ che la nostra fede abbia il suo fondamento nel riconoscere la signoria del Padre Iddio e la nostra creaturalità; la gratuità della salvezza da te operata sull’altare della croce e l’autorità della tua Parola sulla nostra vita. Non vogliamo misconoscere il chi siamo e il chi sei, anzi ne prendiamo coscienza e come la donna miracolata e il capo della sinagoga confidiamo solo in te. Come la donna, che perdeva sangue, ha visto svanita la speranza nelle cure mediche, ma nell’aver e posto la salvezza nella fede in te, anche noi ti invochiamo come unico nostro salvatore.

Per la vita

“Il Verbo si è fatto carne”ci dispiega il mistero di un Dio che si è rivelato tra noi e di noi ha accettato e condiviso la condizione di umana fragilità. Condivise con Maria, Marta e Lazzaro un rapporto umano di amicizia e di fronte al sepolcro di Lazzaro si commuove e piange, come si commuove nel vedere le folle, sbandate e senza guide, che lo seguono. Si commuove per loro, perché erano come pecore senza pastore. Allo stesso modo fa proprio il dolore del capo della sinagoga per la figlia morente, come per la donna malata, dichiarata impura per le perdite di sangue. Gli umani sentimenti che ha provato in sè, li riversa su questa umanità. Due umanità contrapposte: l’osservante della legge e l’impura. Gesù non fa differenza di persone. Invita a fare esperienza della misericordia del Padre:”Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro che è nei cieli”. E’ stato mandato dal Padre a portare a salvezza chi era perduto. In Cristo disceso tra noi, l’uomo non è lasciato solo a se stesso, ma sperimenta la grazia e la forza dello spirito, e la salvezza data a chi crede e spera in lui. E’ l’esperienza della trascendenza in cui la nostra umanità, si immette nella grazia divina. Lo spirito divino è forza trasformante. 


domenica 24 giugno 2018

XII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XII Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Marco (Mc. 4,35-41)

35 In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: “Passiamo all'altra riva”. 36 E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 37 Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. 38 Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?” 39 Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. 40 Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”. 41 E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”.

Breve esegesi
Gesù salito sulla barca annunzia il regno di Dio servendosi di parabole, di similitudini. Verso sera dice ai suoi discepoli di essere stanco e volersi riposare, invitandoli a spostarsi all’altra parte della riva, allontanandosi dalla gente che lo seguiva, anche se altre barche lo seguono. La gente è attratta dal suo insegnamento:”Insegna con autorità”. Gli avvenimenti che seguono hanno un chiaro senso cristologico ed ecclesiologico. Gesù vuole svelarsi ai suoi, con la potenza della parola vuole svelare la potenza divina sugli eventi della natura. Tempesta di acqua e vento fanno sobbalzare la barca, mentre Gesù continua a dormire, rimproverato dai suoi per il pericolo soccombente. Destatosi dal sonno impone ai venti e al mare di cessare. Gesù appare investito da una potenza divina, tanto da comandare gli eventi naturali: mare e venti. Rimprovera i suoi discepoli per non aver avuto fiducia in lui, avendo già visto i segni da lui compiuti. Credettero nella sua divina potenza. L’evento è stato configurato all'avverarsi per la Chiesa:”Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli”. Capacità della Chiesa di Cristo di superare le tempeste della storia.

Meditazione pregata
Hai proclamato il Vangelo del Regno in parabole, Cristo Gesù. Le verità divine sono state esemplificate nel linguaggio di vita di quanti ti ascoltavano e ti seguivano. Solo ai tuoi discepoli hai svelato i segreti del Regno, dispiegando le parabole. Lo hai fatto dalla barca, vista la gran folla che ti seguiva e, finito l’annuncio, sei andato all'altra riva con i tuoi discepoli. Hai sempre un tempo per intrattenerti con quanti hanno posto la loro vita nelle tue mani. Un mistero di tenerezza divina, di condivisione e comunione. Hai pregato il Padre che siano una cosa sola in te. Ma ora metti alla prova la loro fiducia in te e allo stesso tempo riveli la tua potenza divina. Mentre la barca si incamminava verso l’altra riva, un vento impetuoso l‘ha posta in situazione di insicurezza. Tu stavi dormendo, preso dalla stanchezza o, più ancora, per creare l’occasione di rivelarti compiutamente come Figlio di Dio, con la manifestazione della tua potenza. In questa situazione i tuoi discepoli erano lì a rimproverarti di non preoccuparti di loro, mentre stavano per affondare. Per loro non sei ancora una sicurezza, meno ancora il Salvatore. Credono in te, hanno fiducia in te, ma il piano è puramente umano, anche loro hanno bisogno dei segni della tua divinità, che ancora non riescono a percepire distintamente e Tu a disvelarla. La manifesti comandando ai venti di cessare. La bonaccia fa sorgere interrogativi su questa tua potenza divina. Cristo Signore, noi ci ritroviamo con i tuoi discepoli, perché il nostro rapporto con te ha sempre un’alternanza divina-umana: sono slanci di fede e ripiegamenti su noi stessi. Siamo sempre esigenti di un tuo supporto. In questo ci sentiamo solidali con i tuoi discepoli quando ti pregarono: “Signore, accresci in noi la fede”.

Per la vita
Gesù ha voluto provare la fede dei discepoli in lui. Si sono sentiti in pericolo di vita mentre Lui dormiva, quasi non interessato alla loro situazione, per cui lo rimproverano. E’una condizione e un rapporto con Cristo Gesù, tanto da configurarsi l’evento evangelico a un nostro vissuto. Potremo vivere la nostra vita di fede nella ordinaria quotidianità, senza sussulti e nella ordinaria fedeltà. Il discorso cambia quando siamo avvolti da una tempesta, una burrasca che ci fa sentire Dio lontano da noi, tanto vedere Lui in sonno per noi. Una malattia, la morte di un familiare, un evento che ci ha prodotto dolore e tormento, ci fa sentire Dio lontano, tanto da configurarci allo stesso Gesù nel Getsemani. Ove Gesù ha avvertito la fragilità della sua condizione umana, da configurarsi alla fragilità della carne e al non soccombere dello spirito, ritenuto forte. Sulla croce griderà invece l’abbandono del Padre e ne chiederà il perché :”Padre mio perché mi hai abbandonato”? La condizione di vita frustrante deve farci continuare ad avere un forte rapporto dialettico con lui, sapendo che da lui e non lontano da lui c’è salvezza. Il discorso vale per ogni credente, quanto soprattutto per la stessa Chiesa di Cristo.

sabato 16 giugno 2018

XI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



XI Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)
26 Diceva: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; 27 dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. 28 Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. 29 Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”. 30 Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31 Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; 32 ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”. 33 Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. 34 Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

Breve esegesi

Gesù dispiega il regno di Dio servendosi di parabole, di similitudini. I suoi discepoli attendevano il realizzarsi del regno messianico, ma non ne intravedevano il compimento. Gesù attraverso la parola si paragona al seminatore che getta il seme nella terra. Lo stesso non dà frutti immediatamente, ma ha bisogno di un lungo periodo di gestazione e di maturazione. In questo periodo non è possibile vedere o avere il frutto. Lo stesso si raccoglierà nel tempo finale. Chiara allusione escatologica. Altra allusione del regno di Dio è del granellino di senape, una delle sementi più piccole, ma seminato in terra cresce a dismisura, tanto che gli uccelli del cielo possono posarsi e rifugiarsi su di lui. Chiara allusione al contesto iniziale della missione di Gesù che non ha l’appariscenza, ma nutre in sè la potenza della grandezza e della bellezza, con l’allusione agli uccelli del cielo, i credenti nel suo nome. La parabola era funzionale a “chi ha orecchi da intendere, intenda”, ma ai suoi discepoli spiegava ogni cosa, come per il seme gettato in terra, configurato alla crescita o meno della Parola, a secondo del terreno e della predisposizione dell’uomo ad accoglierla.


Meditazione pregata

Cristo Gesù, sei “andato per città e villaggi, insegnando nelle sinagoghe, predicando il Vangelo del Regno e curando malattie e infermità”. L’evangelista pubblicano, che hai chiamato al tuo seguito, ha sintetizzato così la tua missione nell'antico popolo di Dio. Il lieto annunzio, la buona novella, che sei andato a portare ai tanti che non avevano ascoltato parole di verità, ha raccolto attorno a te le folle che ti seguivano ovunque andavi, perché una tale parola, detta con autorità, non era mai risuonata tra loro. L’evento storico della tua presenza incarnata la viviamo nella fede, dono tuo, e negli evangelisti che l’hanno trasmessa. Tu, Signore, hai parole di vita eterna, ci apri orizzonti nuovi, ci prospetti una vita che supera l’umano sentire e la elevi alla dignità dei figli di Dio. Noi ricerchiamo quanto storicamente hai detto e fatto, per appropriarcene. Non è un evento spirituale-culturale, come oggi laicamente si configura, quanto eleva l’uomo, ma un evento divino. Tu, Signore, hai parole di vita eterna e noi vogliamo sempre accostarci, sentire, vivere, essere in questa dimensione. Hai voluto rivelare i segreti del Regno attraverso le parabole, esemplificazioni prese dalla vita dei tuoi ascoltatori, che potevano essere compiutamente comprese alla luce della fede nella tua morte e risurrezione. La tua Parola è il seme gettato in terra, il granello di senape; l’uno marcisce e muore per dare frutto e vita, l’altro da piccolo diviene grande pianta, atta ad attrarre gli uccelli del cielo per posarsi. Tale il Regno tuo in noi, come il seme entra nella terra e marcisce, così chi ascolta la parola fa marcire dentro quanto non è puro ai tuoi occhi, per dare frutto e possedere il Regno. E granello di senape è il tuo Regno in noi, perché invisibile agli occhi degli uomini; ma pianta rigogliosa che dà frutti di vita eterna.


Per la vita

Il seme gettato in terra e il granellino di senape, si configurano con la chiamata di Cristo e la nostra sequela. Abbiamo accolto il seme, la chiamata si è rivelata una nuova vita nella partecipazione al suo regno. Come il seme ha bisogno di macerarsi e morire a se stesso per dare frutto, così il lungo cammino precede la sequela:”Chi mi vuole seguire rinneghi se stesso”. Poi il fare i conti con quanto si è lasciato e quanto di futuro, secondo le personali attese, si sta realizzando. La chiamata e conseguenza sequela ha un lungo processo di purificazione, di affinamento, di speranza in Cristo da alimentare. Solo la parola, il risuonare dentro la parola, la verità e il confronto con l’aridità del terreno di questo mondo, della società in cui siamo immessi, ci assicurano che vale la pena ascoltare, riascoltare la parola, dare spazio interiore allo spirito di Dio perché soffi, ispiri, dia sempre nuova linfa. Perché l’adesione alla chiamata, alla partecipazione del regno dia quella interiore serenità, quella pace che supera l’umano sentire. E’ il posarsi degli uccelli su quella pianta messa su dal granellino di senape. E’ la partecipazione al regno di Dio. Senti di farne parte?


domenica 10 giugno 2018

X Domenica del Tempo Ordinario - Anno B


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


X Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,20-35)

20 Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. 21 Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. 22 Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni”. 23 Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana? 24 Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; 25 se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. 26 Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. 27 Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. 28 In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; 29 ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo dicolpa eterna”. 30 Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo”. 31 Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. 32 Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. 33 Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. 34 Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! 35 Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”.

Breve esegesi

Gesù entra in casa di Pietro attorniato dai suoi e da molta gente. L’aver scacciato i demoni con la forza che è da Dio ha fortemente impressionato tutti, tanto da chiedersi con quale potere fa questo o anche chi gli ha dato il potere diabolico da comandare sugli stessi demoni? Sono coinvolti gli scribi, mandati da Gerusalemme, come fecero per Giovanni, quali tutori della legalità giudaica, a interrogarlo e rinfacciargli che è posseduto da Beelzebul capo dei demoni. E’ dal potere datogli da Beelzebul, affermano, che scaccia i demoni. Vengono in soccorso i parenti che pretendono di riportarlo a casa, credendolo invasato, fuori di sè. Gesù attesta che i suoi parenti sono quanti lo attorniano e chi fa la volontà di Dio. Combattere e sconfiggere i demoni ha avuto un impatto e un prezzo presso la gente. Gesù contesta gli scribi affermando che Satana non può lottare contro se stesso, distruggendo il suo regno. Inveisce contro i manipolatori della verità che insidiano i segni di Dio. Il suo potere è segno che è giunto il regno di Dio contro il male di questo mondo. Tutti i peccati, afferma, saranno perdonati, eccetto quanti bestemmieranno contro lo Spirito Santo. Lo spirito di verità.

Meditazione pregata

Cristo Gesù, hai messo in discussione tutto un mondo giudaico fondato sulla legge di Dio, interpretata e fatta applicare da sette e poteri religiosi, scribi e dottori della legge, farisei e sadducei, che non avevano lo Spirito di Dio; ma reggevano le sorti del popolo di Dio, assuefatto a subire chi aveva su di loro il potere della parola, della legge. Tu sei la Parola incarnata e il popolo ha asserito che parlavi con autorità, ma i poteri si sono a te contrapposti, perché li scardinavi. Hai gridato alla folla: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti scribi e i farisei. Quanto vi dicono fatelo e osservatolo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno”. E ancora: ”Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il Regno dei cieli davanti agli uomini, non entrate voi e non permettere che altri vi entri”. Hai sovvertito, con l’autorità della Parola, il potere costituito e ti hanno fatto credere pazzo, fuori di te, tanto che sono stati coinvolti i tuoi parenti e familiari; mentre scribi e farisei hanno asserito che scacci i demoni in nome di Beelzebùl, capo dei demoni. Facile è stato per te obiettare a quei saccenti che un regno non può auto annientarsi. E a quanti ti facevano presente che erano lì tua madre e i fratelli, hai affermato che madre e fratelli sono quanti fanno la volontà di Dio, e costoro erano tra la folla che ti seguiva. La folla ti accerchiava perché voleva ascoltare la tua parola, come pane di vita disceso dal cielo. Avremmo voluto far parte della folla per ribattere ai mestieranti della legge di Dio che Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto. Di costoro hai detto che sono sepolcri imbiancati, bianchi all’esterno, internamente cadaveri. Quasi sentiamo di prendere le tue difese, Cristo Signore, per l’amore che ti portiamo. Siamo con te e ti seguiremo ovunque tu ci condurrai.

Per la vita

L’esorcismo consiste nello scacciare i demoni che hanno preso possesso di una persona. E’sempre visto con una certa aria di scetticismo e di sufficienza, perché non si crede al possesso diabolico, al massimo si crede che la persona è vittima di una condizione psichiatrica. La bibbia, la teologia confermano che Satana è una persona, non una condizione psichica dell’uomo. La scrittura mostra chiaramente che Satana e i suoi demoni sono esseri che possiedono volontà e intelligenza e si oppongono a Dio. Sono evidentemente angeli che hanno peccato e con superbia si sono opposti, ribellati a Dio. La storia di Gesù non può essere compiutamente compresa senza l’opposto volere di Satana. Satana è colui che si oppone al piano di salvezza operato da Cristo, per cui gli concede potere se prostrato lo adorerà. Lo scopo di Gesù è di privare il diritto e il potere di Satana sull'uomo, peggio ancora di possederlo. Quale considerazione hai del potere satanico, credi che possa condizionare e assoggettare una persona, non più padrona di se ? Al “liberaci dal male o dal maligno”, come spiritualmente e moralmente ti poni ?


domenica 3 giugno 2018

Corpo e Sangue di Cristo


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
Dal Vangelo secondo Marco
(Mc. 14,12-16,22-26)

12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?”. 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo 14 e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi”. 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. 22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovamente nel regno di Dio”. 26 E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Breve esegesi

Gesù celebra la pasqua ebraica per preannunziare la sua Pasqua di morte e resurrezione, che immette nella sua cena pasquale. E’ una forma di celebrazione liturgica esistenziale. Non si configura solo con un rito, ma in una immersione di vita vissuta. Immette la sua Pasqua nella celebrazione della pasqua ebraica. Il primo giorno degli azzimi, quando non si mangiava il pane fermentato e al tramonto si mangiava l’agnello pasquale con cui veniva configurata la pasqua, si conveniva in una stanza molto decorosa. Nel momento centrale della cena Gesù prende il pane, lo benedice, lo spezza e, con la potenza divina che è in lui, lo identifica con il suo corpo. La primitiva comunità cristiana configurò l’evento pasquale di Gesù, di cui facevano memoria, con la “frazione del pane”. Poi prese il calice del vino è disse: “E’ il mio sangue versato per molti”, segno dell’offerta sacrificale della sua vita, per la remissione dei peccati. Con il sangue versato, espresso nel calice del vino, Gesù inaugura la Nuova Alleanza, proprio mentre celebra il rito dell’Antica Alleanza. Mirabile simbiosi e passaggio di un patto tra Dio e gli uomini non più configurato nella legge mosaica, ma nella vita, nel sangue sacrificale salvifico di Cristo Gesù.

Meditazione pregata

Cristo Gesù, sei venuto a proclamare la buona novella del Regno. Folle numerose ti hanno seguito, attratte dall'autorità della tua parola. Ti sei commosso per loro, perché erano come pecore senza pastore. Oltre la parola hai dato loro da mangiare pane a sazietà e Tu, senza cogliere la riconoscenza della gente, sei andato nel deserto a pregare il Padre, per essere sempre in sintonia con lui e compiere il suo volere. A quanti ulteriormente ti cercavano hai detto loro di cercare il pane che non perisce e che dura per la vita. Sei Tu il pane vivo disceso dal cielo. Nell'ulteriore rivelazione hai affermato che il tuo corpo è veramente cibo e il tuo sangue veramente bevanda, tra lo scandalo di alcuni tuoi discepoli. Quando venne la pienezza dei tempi ti sei offerto vittima sacrificale sull'altare della croce e, celebrando l’antica Pasqua, hai inserito la tua pasqua di morte e resurrezione, nel tuo corpo dato e sangue versato: nuova alleanza tra il Padre e il nuovo popolo, da te redento. Ai tuoi hai detto di perpetuare nel tempo questo memoriale pasquale. Hai dato a noi non simboli della tua presenza, ma il tuo corpo e il tuo sangue, vita in noi della tua vita. Con Paolo possiamo affermare che non siamo più noi che viviamo, ma Tu vivi in noi. Potenza della onnipotenza divina. Mistero da adorare. Spontanea la preghiera nello stare alla tua presenza eucaristica. Preghiera di adorazione e di intima unione con te. Oggi il nostro popolo celebra la eucarestia, elevando un inno di ringraziamento che si scioglie lungo le strade, i luoghi di vita e di incontri, perché la tua presenza permei la nostra vita. La nostra gioia di essere Tu presente con noi e tra noi esplode nei canti e nel corteo, a onore e gloria del tuo amore per noi.

Per la vita

Questo giorno non è la ripetizione del Giovedì Santo. E’ l’accogliere Cristo Gesù, che si è fatto corpo dato e sangue versato per la nostra redenzione e salvezza, per le strade della nostra vita quotidiana. Quasi ad accoglierlo trionfalmente, come fecero i pellegrini della diaspora in Gerusalemme, nella domenica delle palme, per accogliere il Cristo Re e Messia con palme e ulivi. Infatti in molti luoghi vi è l’usanza dell’infiorata: petali di fiori composti in figure simboliche, sui cui passa la processione eucaristica. Dalla passione del Giovedì Santo alla glorificazione del Corpus Domini. La solennità liturgica esteriore è quasi segno della glorificazione che vogliamo attribuire a colui che si è fatto cibo per la nostra vita. E’ anche il giorno in cui le nostre comunità parrocchiali celebrano la Prima Comunione dei nostri ragazzi ed è festa per le nostre famiglie. Come vivi questa giornata nella tua comunità, quanto senti di accompagnare processionalmente Cristo Eucarestia? Quanto ringrazi il Signor Gesù per essersi fatto cibo della tua vita? Quale rapporto vivi con il sacramento della Eucarestia?